sabato 17 dicembre 2011

SPLINDER [3 ANNI E MEZZO DI EMOZIONI]

ADDIO [Unico titolo in italiano di questo blog morente]

Ieri 16 dicembre 2011, 21:55:47 | TrinakriaVai all'articolo completo
Già. E' arrivata la comunicazione che SPLINDER verrà dismesso. Tutto muore.
Ringrazio tutti coloro che mi hanno seguito e sostenuto ma anche coloro che non sempre hanno apprezzato/approvato il mio pensiero. Ho conosciuto qui persone straordinarie. E spero di non perderle...

Strano. Ho iniziato a scrivere i miei primi post per una delusione d'amore causata da una donna che prostituiva il proprio corpo fingendosi mistress e ho scritto l'ultimo post dedicato ad una puttana.

Non mi riferisco - necessariamente - all'attività di chi offre prestazioni sessuali, bensì allo svilimento di valori che vengono subordinati a interessi materiali.
Una metafora per indicare tutti coloro che adeguano il proprio comportamento per ottenere un tornaconto personale e trarre profitto e che sono disponibili a qualsiasi compromesso per avere questo risultato.

Si potrebbero classificare e mimetizzare quali opportunisti - in realtà - sono semplicemente puttane.

Il cerchio si chiude.

Ci vediamo.
Altrove.



WHORE

domenica 9 ottobre 2011, 20:06:37 | TrinakriaVai all'articolo completo
Děvka  = puttana
 

 

FAINT HOPE

giovedì 26 maggio 2011, 00:23:39 | TrinakriaVai all'articolo completo

IN A WHIRL

mercoledì 4 maggio 2011, 01:22:05 | TrinakriaVai all'articolo completo

AMBIGUITY

martedì 26 aprile 2011, 22:37:55 | TrinakriaVai all'articolo completo
I legami affettivi e le amicize si possono sfaldare a causa di comportamenti ambigui, utilitaristici e strategici. L'ambiguità elude la fatica delle proprie responsabilità e associata alle verità taciute può generare scenari raccapriccianti...

FATHER'S DAY

mercoledì 23 marzo 2011, 00:43:49 | TrinakriaVai all'articolo completo


Papà ti adoro... OVUNQUE TU SIA...

END

mercoledì 16 marzo 2011, 01:15:29 | TrinakriaVai all'articolo completo
images
Una bomba mi esplode nella testa affollandola con fiumi di perché. Ho accarezzato sogni che non posso realizzare. Devo smettere di torturarmi. Disperazione e rabbia non mi porteranno a niente. Adesso desidero dominare il mio tempo e sospendere ogni giudizio. Non provo ne rancore, ne odio. Non andrò in paranoia, accetterò la sofferenza. Io vivo qui ed ora.

COMMIT ONESELF

sabato 12 marzo 2011, 02:13:28 | TrinakriaVai all'articolo completo
Hai promesso molto e mantenuto poco, illudendomi.
Si interrompe - così - il volo dei sogni.


Se suscito in qualcuno speranze prive di fondamento, lo inganno.
Se lo faccio attraverso promesse che non posso mantenere, lo illudo.
Se desidero qualcosa/qualcuno che si rende irraggiungibile, mi arrendo.
Se non riesco a sostenere un oltre sostenibile, mi dispero.


E perdo la pazienza, la speranza e i sogni.

SORROW

giovedì 10 marzo 2011, 01:25:44 | TrinakriaVai all'articolo completo


E ti penso,
ti penso comunque,
ti penso appassionatamente,
ti penso dolcemente,
ti penso nonostante.
E ti penso in silenzio, ti penso nel vento, ti penso in una canzone o nel brivido di un'emozione... Poi ti penso ancora e ancor di più quand'è sera, quando il buio accarezza ogni cuore che spera.

[Angelo De Pascalis]

TO DREAM

giovedì 3 marzo 2011, 02:44:18 | TrinakriaVai all'articolo completo
Lei mi scrisse: "Sei sensibile, divertente, reale, bello, dolce, normale, semplice.... Sei davvero speciale Ale".
Ed io mi sono sciolto...

BITTER DISAPPOINTMENT

martedì 1 marzo 2011, 22:01:28 | TrinakriaVai all'articolo completo
delusione

RAY OF HOPE

giovedì 24 febbraio 2011, 21:47:58 | TrinakriaVai all'articolo completo
Voglio che tu sappia
Una cosa.
Tu sai com’è questa cosa:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.
"Se d’improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata"

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

(Pablo Neruda, Se tu mi dimentichi)

http://www.youtube.com/watch?v=zAXHOsq6m3o&feature=player_embedded

WHAT SHALL WE DO TONIGHT?

mercoledì 16 febbraio 2011, 19:51:15 | TrinakriaVai all'articolo completo


Il cuore che pulsa, le mani sudate, il respiro affannato, il tremore degli arti. Quanto vorrei che mi accadesse ancora… Facendomi  gustare la vita e dando colore e sapore alla mia esistenza, tu eri lo stimolo scatenante di tutto ciò.

UNBRIDLED PASSION

venerdì 11 febbraio 2011, 19:06:37 | TrinakriaVai all'articolo completo

WISH ME LUCK!

venerdì 4 febbraio 2011, 20:19:29 | TrinakriaVai all'articolo completo

WILDEST DREAMS

domenica 30 gennaio 2011, 17:13:00 | TrinakriaVai all'articolo completo

FATE

lunedì 10 gennaio 2011, 12:57:51 | TrinakriaVai all'articolo completo
Ieri ho avuto un incidente. Sono uscito di strada ed ho capottato... La macchina è distrutta.  Ne sono uscito illeso per mia fortuna. Fortuna o destino?

SCREW

sabato 18 dicembre 2010, 14:23:56 | TrinakriaVai all'articolo completo
Sempre più persone – noto – si dedicano al camuffamento e al sotterfugio a scopo manipolativo.  Questa  forma di inganno è pericolosamente diffusa. Si tratta di celare la verità o parte di essa con manovre elusive convincendo gli altri a credere cose che non esistono o sono diverse dalla realtà. In tanti si “travestono” per generare l’impressione di essere qualcos’altro, in realtà non vogliono risultare impopolari perché nascondono qualcosa di “scomodo”. Costoro mettono in atto una vera e propria simulazione esibendo informazioni false che abbagliano e gabbano destinatari ignari.  L’umanità – purtroppo – si è abituata all’imbroglio perché il mondo è una fabbrica di inganni. Si tenta di deviare l’attenzione offrendo esche fuorvianti, si compiono omissioni. Siamo tutti imbevuti nelle mezze-verità che ci propinano parenti, amici, politici. Tutto ciò trasforma la vita di tutti i giorni in una farsa. Per molti di questi  commedianti  - capaci solo di dichiarazioni ingannevoli  e false -  la vita non è altro che questo.

Io sono certo di avere smascherato molti simulatori ipocriti nell’esercizio della mia professione e di aver contribuito – nel mio piccolo –  a portare a galla tante verità scomode...

A voi tutti auguro - per l’anno che verrà - di liberarvi dagli impostori che vi circondano creando un ambiente di chiarezza, di apertura e di fiducia.

THE MOMENT OF PARTING

sabato 11 dicembre 2010, 13:30:10 | TrinakriaVai all'articolo completo
Il distacco può essere inteso come sinonimo di separazione e di allontanamento, ma racchiude in sé anche l'idea più neutra del cambiamento. A livello psicologico, in alcune specifiche situazioni ( ad esempio,per il bambino in fase di crescita o per l'adolescente che si sta affrancando dalla potesà genitoriale e dai luoghi famigliari) il distacco è una tappa necessaria per favorire la trasfromazione e il passaggio ad altre fasi della vita. In un'altra accezione, più caratteriale e meno relazionale, il distacco si riferisce anche all'atteggiamento di chi appare particolarmente riservato, distante e freddo nei confronti di cose, fatti o persone.

Se separarci da una persona, cambiare il luogo in cui si vive, lasciare un lavoro per iniziarne un altro ecc., ci crea sofferenza, allora significa che stiamo combattendo il disagio naturale generato dal distacco. In pratica, questo accade perchè stiamo avvertendo il cambiamento segnato fisicamente e spiritualmente dal distacco non come una forma di apertura alla vita,ma come uno strappo affettivo. La paura del distacco può nascere dalla convinzione di aver perso un legame privilegiato ed esclusivo, dalla prospettiva di essere sostituiti da altre persone, dall'idea di aver perso il potere su una certa persona o una determinata situazione, come pure dalla presunzione che, dopo il distacco, non ci sentiremo più completi ma divisi, sbilanciati, spaesati. Il distacco invece è benefico principalmente perchè spazza via gli attaccamenti: mettere della distanza fisica e psicologica rispetto a una cosa o a una persona ci fa capire qual era il livello del nostro attaccamento e ci indica la strada verso un modo di essere più libero e indipendente.

Inoltre elimina le abitudini: spesso si resta attaccati a uno stile di vita, a un luogo,a una relazione perchè risulta comodo. Ma la comodità rende banale e scontata l'esistenza, e il trauma del distacco in molti casi produce un costruttivo capovolgimento di prospettiva. E favorisce il cambiamento: la vita è un flusso lungo il quale gli eventi sono concatenati gli uni agli altri, talora in modo armonico, talvolta in maniera più "secca", che si manifesta attraverso il distacco; esso va accolto e lasciato agire in quanto forza che ci separa da un modello esistenziale che ha ormai fatto il suo tempo.

Ed infine ci fa sentire interi con noi stessi: il pensatore indiano Krishnamurti scriveva che : "L'integrazione e la completezza non sono il risultato della relazione con qualcuno o con qualcosa, ma sono con e dentro noi stessi". Significa che se siamo felici solo perchè siamo uniti a qualcuno o calati in una certa situazione, c'è qualcosa che non va. Il distacco allora interviene per farci capire che la fusione con l'altro è ancora incompletezza ed è sempre soggetta a rottura,parziale o definitiva.

Non risolvi il tuo dolore per il distacco combattendolo: lasciati andare e scoprirai la tua completezza.

Vivi il distacco come una occasione di vita: ogni separazione porta dolore ma anche novità, ed è in questa prospettiva che devi viverla. E se vuoi piangere, commuoverti, fallo! Libera le tue emozioni con naturalezza. Se al momento della separazione, l'allontanamento ti procura dolore, accoglilo, prendine atto e non far finta di niente. I benefici del distacco li vedrai con il tempo...

PLAGIARISM

sabato 4 dicembre 2010, 12:47:27 | TrinakriaVai all'articolo completo


Dedicato a chi mi ha tolto.

Я так устала быть здесь.
На меня давят все мои детские страхи.
И если тебе нужно уходить,
Я хочу, чтобы ты просто ушел,
Потому что твой призрак все еще витает здесь,
и он не оставит меня в покое.

Эти раны не заживут,
Эта боль слишком реальна,
Слишком много воспоминаний,
которые время никогда не сотрет

Когда ты плакал, я вытирала все твои слезы,
Когда ты кричал, я боролась со всеми твоими страхами,
Я держала тебя за руку все эти годы,
И я до сих пор принадлежу тебе.

Ты пленял меня бешеным ритмом своей жизни.
Теперь я связана жизнью, которую ты покинул.
Твое лицо, словно призрак,
появляется во всех моих, когда-то приятных, мечтах.
Твой голос лишил меня разума.

Эти раны не заживут,
Эта боль слишком реальна,
Слишком много воспоминаний,
которые время никогда не сотрет

Я старалась изо всех сил
заставить себя поверить в то, что тебя нет.
И хотя ты все еще со мной,
я одна, совсем одна.

Я думаю о тебе

sabato 4 dicembre 2010, 12:46:02 | TrinakriaVai all'articolo completo




WORDS OF WISDOM

venerdì 5 novembre 2010, 20:11:27 | TrinakriaVai all'articolo completo
"Le cose che ho imparato nella vita"

di Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per
distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo
responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era
necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come
dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando
cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che
non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono
sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior
parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non
si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di
incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo
come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante
volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è
stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un
portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti
che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche
vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un
giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso
per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che
vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai
solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a
sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente
anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni
cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene
nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi
dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride
e ognuno intorno a te piange.

BACK IN TIME

mercoledì 29 settembre 2010, 01:17:06 | TrinakriaVai all'articolo completo

THOUGHT

domenica 5 settembre 2010, 18:54:39 | TrinakriaVai all'articolo completo

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante! [Charlie Chaplin]
sabato 4 settembre 2010, 12:05:42 | TrinakriaVai all'articolo completo

TRUTH

venerdì 27 agosto 2010, 02:48:12 | TrinakriaVai all'articolo completo

FORBIDDEN LOVE

mercoledì 25 agosto 2010, 12:57:57 | TrinakriaVai all'articolo completo

MISS SOMEBODY

sabato 21 agosto 2010, 11:19:33 | TrinakriaVai all'articolo completo

LUST

venerdì 20 agosto 2010, 01:48:32 | TrinakriaVai all'articolo completo


Ho una gran voglia di strapparti
le mutande!!!


GO OVER THE LIMIT

sabato 7 agosto 2010, 12:04:39 | TrinakriaVai all'articolo completo

Ognuno è destinato ad una persona
con una simile somiglianza percettiva delle cose.
Per trasformare due persone in una vita sola
e che possa durare nel tempo,
servono vedute uniche di vita.
L'età era solo un dettaglio
in confronto ad altre diversità.
I suoi occhi, si fermavano al superfluo
i miei, andavano oltre.
martedì 3 agosto 2010, 17:15:11 | TrinakriaVai all'articolo completo
martedì 27 luglio 2010, 02:34:50 | TrinakriaVai all'articolo completo
lunedì 26 luglio 2010, 11:50:56 | TrinakriaVai all'articolo completo
lunedì 19 luglio 2010, 16:14:58 | TrinakriaVai all'articolo completo

Birthday

mercoledì 7 aprile 2010, 02:49:04 | TrinakriaVai all'articolo completo
45
martedì 23 marzo 2010, 02:53:36 | TrinakriaVai all'articolo completo

Dream house

venerdì 19 marzo 2010, 04:22:13 | TrinakriaVai all'articolo completo
La casa non è solo un luogo fisico ma anche un fascio di sentimenti associati ad essa. Quando la perdi subisci un disorientamento nostalgico. E quando la cerchi vorresti fosse quella dei tuoi sogni. E finalmente l’ho trovata! Anche se dovrò fare il secondo trasloco in meno di sei mesi ma ne varrà la pena… Il luogo ideale in cui concretizzare desideri e progetti è lì che mi aspetta. Rispecchierà la mia natura interiore da cui attingere energia, soprattutto il giardino. Sarà un sacrificio ma ne sono entusiasta!

MAKE A DIFFERENCE

giovedì 25 febbraio 2010, 04:54:19 | TrinakriaVai all'articolo completo
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Il confronto in giurisprudenza è un mezzo di prova. Questo mi ha insegnato la mia professione. Quando – inevitabilmente – ti confronto alle mie precedenti esperienze sentimentali capisco la differenza tra  il valore e il niente. Questo mi hanno insegnato questi primi 15 mesi…

OUT OF THE ORDINARY

martedì 12 gennaio 2010, 05:39:27 | TrinakriaVai all'articolo completo
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Ogni caratteristica che significativamente dista dalla media si potrebbe dire anormale. Più complessa diventa la questione quando si tratta di aspetti comportamentali. Le convenzioni che si stabiliscono tra gli esseri umani si fondano sull'aspettativa che gli altri individui si comportino nel modo che tra noi è normale, ma il concetto di normalità possiede diverse connotazioni dipendenti da fattori universali, sociali, culturali… Ci sono persone - una piccola minoranza - che, senza essere né folli né criminali, hanno dei comportamenti originali, dei comportamenti fuori dall'ordinario, diciamo strambi. Si potrebbe discutere, per esempio, sui tatuaggi, come anche sul piercing, sugli anelli alla lingua o tutto ciò che ci appare inquietante… Dov'è il confine fra ciò che ci si aspetta che noi facciamo e ciò che invece non dovremmo fare?
Una volta si obbediva spontaneamente alla propria tradizione, alla tradizione della famiglia (acquisizione storica all'interno di ogni gruppo sociale); i confini fra ciò che si fa e ciò che non si fa, fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, fra ciò che è normale e ciò che è folle, questi confini erano tracciati in una maniera chiara e semplice, che non veniva messa in discussione. Se, per esempio, mi vestivo in modo stravagante non ero normale, in quanto non rispettavo certi usi convenzionali della società a cui appartenevo. E' noto che usi e costumi cambiano col tempo e con la geografia, quindi appare sensato parlare di convenzioni mutevoli. Le abitudini, i prodotti umani delle nostre attività, le pratiche e i riti creano una ragnatela di norme che noi diamo per certe, normali. Quando queste abitudini sono ormai consolidate e riconosciute dalla quasi totalità di persone, allora esse diventano scontate e vengono agite automaticamente, senza metterle in discussione. Queste convenzioni, all'interno di un certo contesto, permettono la reciproca comprensione. Ogni gruppo, società, epoca storica ha le sue.
Eppure legata alla parola normalità spesso c'è sofferenza.
Soffre chi si sente troppo normale e chi si sente anormale. Nel primo caso c'è l'incubo del grigiore, della banalità, della mancanza di una vita piena di effetti speciali. Nel secondo caso c'è la solitudine di colui che non si sente riconosciuto in un gruppo.
Il senso di appartenenza è fondamentale e per essere accettato ciascuno di noi sacrifica una parte di sé a delle regole esterne. E non parlo – semplicemente – di adeguarmi alle aspettative degli altri…
Alla parola normalità è associato spesso un certo disprezzo. Ciascuno, sentendosi unico, si riconosce tutt'altro che normale. Quindi la paura del gregge determina formazioni reattive di ribellione per distinguersi. Ciascuno di noi individua - magari tacitamente - una o più categorie di persone ritenute "normali" in senso spregiativo, il che ci illude che le nostre vite siano speciali. Anche la persona più grigia e banale avrà in cuor suo un'immagine di qualcuno che è più normale di lei.

Nella nostra società massificata, quindi, diventa ormai un atto di merito atteggiarsi da anormali, contrastando con i propri atteggiamenti le regole d'uso comune. C'è quasi una rincorsa a fare gli strani, senza accorgersi che poi si finisce in un altro contesto usuale che attua un gioco linguistico dove la propria stranezza diventa normalità.
Detto questo, è importante riconoscere che nessuna convenzione, per quanto utile e inevitabile, potrà classificare una singola vita. L'uomo medio non esiste, ma è solo un gioco statistico per cercare di dare sicurezza all'esistenza. Dunque ciascuno di noi è normale in quanto condivide un sistema di riferimento, anche inconsciamente, ma è anche singolare, ovvero anormale, per le peculiarità che lo caratterizzano.
E' salutare portare alla luce, far vivere la propria essenza, ovvero ciò che si è veramente, senza compromessi di comodo per essere ben accetti. Al contempo non ha senso assumere atteggiamenti superbi e arroganti o presuntuosi per la propria diversità per contrastare la normalità. In questo caso c'è comunque un senso di non completa accettazione di se stessi, perché una propria caratteristica diventa la ragione della propria vita!
Perché certe scelte sono una caratterizzazione che vuole essere appartenenza (e polemica), un tentativo di definirci come appartenenti a un certo gruppo e però in qualche maniera questa definizione di appartenenza acquista significato, pregnanza, acquista valore maggiore se noi, diciamo, siamo diversi da voi e dagli altri e non vogliamo essere come voi, anzi quello che voi condannate, io lo ritengo valore. Questo è il messaggio.
Possiamo affermare che la stragrande maggioranza di noi è normale, per certi versi banale: le coordinate di vita che ci permettono di procedere sono pressappoco uguali per tutti, con buona pace di chi si sente fuori dal gregge.
L'unica soluzione - mi pare - sia quella di riconoscersi assolutamente normali, qualunque cosa si faccia.

WISH LUCK

martedì 29 dicembre 2009, 02:37:25 | TrinakriaVai all'articolo completo
Che tu possa avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso, e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle!
Dal film “Blow”

OVERWROUGHT

mercoledì 2 dicembre 2009, 04:38:26 | TrinakriaVai all'articolo completo
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Ho ancora il vizio di barare con la vita e col destino. Soldi e debiti o colpe e meriti… E la mia stanza dei balocchi. Ho tante maschere…  E un’altra età ma l'inverno è già alle porte. E tu, ogni giorno tu mi manchi come il sole ed io mi sento perso qui. Ho ancora dentro  le parole che mi hai detto prima che ti addormentassi… E tu, ogni giorno tu mi manchi come l'aria. Nei silenzi di ogni mia preghiera. Io ci provo a vivere a cambiare e a credere in qualcosa che assomigli a te. E ti cerco nella scia che ogni uomo semina ma mi perdo in storie ormai sfocate di ogni verità . Sono uno spettacolo tragico e ridicolo.  E avrei voglia di scambiare la tua vita con la mia, di tornare a correre dietro alle lucertole. E quegli anni incancellabili che ancora io mi porto dentro. Se potessi almeno rivederti (anche per un momento). Se credessi a quell'idea che tu, ogni giorno tu ancora mi proteggi, mentre invece so che invece non puoi farlo più. Ed io mi sento perso qui lontano dai tuoi angeli.

I still have the vice of cheating life and destiny
Money and debts or blame and praise
Is still my toy room
I have so many masks
And another time/age, but Winter is already at the door
And you, everyday I miss you like the sun and I feel lost here
I still have in my heart the words that you said to me before you fell asleep
And you, everyday I need you like air
In the silences of my every prayer
I'm trying to live, to change
And to believe in something in which you resemble that simplicity of yours
And I'm looking for you when I wake because every man sows
But I get lost in stories now blurred by every truth
I'm a spectacle/show tragic and ridiculous
And I'd have the desire to switch your life with mine
To go back to running behind the lizards
And those unrecoverable years that I still carry inside me
If I could at least see you again for a moment too
If I could believe in that idea that you, everyday you, still protect me
While I instead know that you can't do it anymore
And I feel lost here far from your angels.

FORGET

mercoledì 25 novembre 2009, 21:10:37 | TrinakriaVai all'articolo completo
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La precisione nel richiamare alla mente i ricordi è un tema controverso. Talvolta aggiungiamo/togliamo tasselli che distorcono la realtà. Talora omettiamo e cancelliamo dettagli. Una deformazione quasi inevitabile, intrinseco nella fisiologia della memoria. Quanto più una esperienza risulta determinante per i suoi effetti immediati o successivi, tanto più viene ricordata, mentre al contrario ciò che non è ritenuto importante viene dimenticato (impatto emotivo). Alcuni ricordi risultano inaccessibili a causa dell’ansia o dei sensi di colpa/vergogna che potrebbero attivare, così questa forma di “voluta” amnesia ci permette di sgattaiolare da eventuali implicazioni…  Esistono persino fenomeni di autosuggestione che generano falsi ricordi, si può addirittura arrivare alla ricostruzione di un abuso ipoteticamente subito nell’infanzia (in realtà mai avvenuto!) Queste “falsificazioni mnemoniche” o i cosiddetti “ricordi di copertura” hanno scopi precisi e sono funzionali alla convenienza dell’autore che li inventa. Questo ben lo sanno alcune mie ex...  Molti di noi vengono assaliti – talvolta – da brutti ricordi. La perdita delle persone care, i tradimenti subiti, la fine di un amore, ma anche gaffe e fallimenti… Attraverso i ricordi rivivono le persone che hanno fatto parte della nostra vita. Viene in mente  a tutti – per esempio – il primo amore, la nascita di un figlio, il giorno del proprio matrimonio, un viaggio, una notte di sesso!
Io ti ho amato e sei stata per me tutta la vita.
Ho creduto un giorno di impazzire solo perché tu andavi via da me…
Ora ho un’altra vita e un altro amore.
Eppure ricordo.

GALA DAY

lunedì 23 novembre 2009, 19:03:33 | TrinakriaVai all'articolo completo


Un giorno speciale...

RADICAL CHANGE

domenica 6 settembre 2009, 03:08:53 | TrinakriaVai all'articolo completo
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In passato sono riuscito a trasformare la mia vita e sono rimasto soddisfatto. Sento nuovamente la necessità di un cambiamento radicale, ricominciare da zero, seppure non sottovaluto le difficoltà cui andrò incontro. Ho riflettuto attentamente e profondamente. Non fuggo da nulla se non dal caos di una città frenetica. Ho un lavoro e una vita tutto sommato avvincenti, tuttavia vorrei assecondare la mia natura e dedicarmi a qualcosa  di completamente diverso da cui trarre stimoli e soddisfazioni. Renderò partecipe chi mi ama, senza alcun obbligo ovviamente. Non sarà una scelta priva di rischi.
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PROFESSION

martedì 11 agosto 2009, 03:23:18 | TrinakriaVai all'articolo completo
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Investigare, dal latino “investigo, -as, -āvi, -ātum, are”. Composto dalla particella “in” e “vestigare”, cioè cercare attentamente. Ed anche da “vestigium, -ii”, cioè orma, traccia, impronta. In definitiva: cercare diligentemente. Sinonimo di indagare.
Sarà bene precisare che il termine “detective” deriva anch’esso dal latino, precisamente dal verbo ”detego, -is, detexi, detectum, -ĕre” che significa “scoprire, manifestare, svelare”. Le due parole possono – quindi – essere usate indifferentemente, avendo esse sostanzialmente il medesimo significato.
La professione dell’investigatore privato è un lavoro molto serio, impegnativo, delicato, che oltre a qualificazioni tecniche specifiche, richiede anche qualità personali di equilibrio, intuito, fondamentale onestà ed incorruttibilità. Il detective deve offrire al proprio cliente (così come  l’informatore alla propria agenzia), la garanzia assoluta di una discrezione a tutti i costi. L’investigatore può pervenire al pieno esercizio della sua professione solo dopo molti anni di umile e attento apprendistato. La sua capacità è frutto quasi esclusivamente di esperienza pratica. Le cognizioni teoriche dell'aspirante detective sono comunemente acquisite, man mano, parallelamente al lavoro pratico. Non può aver frequentato scuole e corsi teorici, né studiato su testi. Se è stato fortunato, si è forgiato collaborando con un detective “anziano” e qualificato; in altri casi è un perfetto autodidatta, che ha vinto la sua battaglia solo perché spinto e sostenuto dalla passione, dall’intelligenza, dall’ostinazione, evitando di cedere all’improvvisazione. Ha imparato a trattare i casi ordinari e banali con la stessa serietà e con lo stesso impegno dei casi difficili, complicati e redditizi. Ha sacrificato al suo lavoro ogni altro interesse in cambio di soddisfazioni non solo e necessariamente economiche.
Questo è quello che mi ha insegnato, attraverso il suo esempio - mio padre - un tenace autodidatta, uno stimato professionista che ha esercitato la professione di investigatore privato per oltre 30 anni, fino alla sua prematura scomparsa.
Anche io sono un appassionato detective da oltre 10 anni, eppure – grazie al nostro invadente/assente legislatore – sto pensando di poter cambiar mestiere, sono ancora forte, potrei fare il giardiniere…

ECSTASY

giovedì 30 luglio 2009, 00:03:10 | TrinakriaVai all'articolo completo
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All’imbrunire rifletto comodamente disteso in questa mia magnifica terrazza tra fiori, aromi e sapori sullo scopo e le sfide della vita. Mi accompagna un Roero Arneis fresco, figlio di questa millenaria civiltà. Inevitabilmente anche oggi trascorre. Osservo la luna in piedi nel primo quarto. Molte cose sono difficili da definire e comprendere fino in fondo. Ciascuno di noi vede se stesso in maniera molto soggettiva. Io credo nel mio valore e mi sento intimamente sicuro e mi percepisco come individuo competente, quindi capace di affrontare la vita, di imparare, scegliere e prendere decisioni adeguate ma ciò non significa che sia realmente così. La fiducia in se stessi, vivere in modo consapevole,  sapersi accettare, assumersi le proprie responsabilità, avere uno scopo nella vita, essere coerenti sono fondamentali ma non sempre la visione di sé risponde al proprio valore effettivo. L'essere contenti o meno di se stessi non dipende tanto dai risultati e dai successi ottenuti nella vita, quanto dai criteri che ognuno di noi adotta nel giudicarli e quindi dalle pretese che ciascuno ha circa il suo modo di essere e di fare . Ciò che è certo è che ciascuno di noi è unico, speciale, meritevole e degno d’affetto. Il parere degli altri, su di noi, il più delle volte ci fa riflettere ma non deve cambiare il diritto che ciascuno ha, nel rispetto degli altri, di realizzare se stesso e di avere un proprio posto nel mondo. La luna crescente – intanto – è scomparsa dietro il palazzo. Restano dubbi e certezze. Assieme all’estasi di godere questo sano momento di relax.

MOURNING

giovedì 16 luglio 2009, 19:47:56 | TrinakriaVai all'articolo completo
Dinanzi alla morte è difficile attivare risposte costruttive. Il prezzo del distacco è salato quando il legame è forte, il cuore duole ma non dobbiamo essere egoisti... La morte è iscritta nella mappa dell'esistenza e non si può vivere senza soffrire. Molti si illudono di poter conseguire la felicità senza imbattersi nella sofferenza, senza pagare il prezzo del cambiamento e della crescita. La vita è contrassegnata dal senso di limite che ne colora ogni esperienza. Ogni scelta, la più bella, contiene l'ombra del disappunto per tutto ciò che non si è scelto o non è stato possibile conoscere o vivere. Inoltre, anche i momenti più gioiosi nascondono il rammarico della fine: si esaurisce una tappa della vita, una vacanza, un idillio d'amore, un tramonto. Il soffrire è il prezzo che si paga per i propri attaccamenti. La vita è un viaggio che richiama la vulnerabilità degli attaccamenti e l'inevitabilità delle separazioni.
La tua malattia è stata un'ingiustizia, un'assurdità, un'offesa, un castigo. Ti auguro che la tua morte sia stata un sollievo al dolore, un passaggio ad una vita migliore. Mi hai insegnato molto con la tua umilltà. Ti sono riconoscente. Ti vorrò sempre bene Roberto.

COHERENCE

sabato 27 giugno 2009, 01:41:14 | TrinakriaVai all'articolo completo
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La mancanza di coerenza mi pare essere una costante del comportamento quotidiano degli uomini del nostro tempo. Sono in molti –  forse troppi – coloro che alle parole non fanno seguire una corrispondente azione e rendono il risultato finale diverso dall’intento iniziale. Ma il presupposto fondamentale su cui si basa la fiducia negli altri non è forse la loro capacità di essere coerenti? Oppure dobbiamo credere che la coerenza è l’ultimo rifugio delle persone prive di immaginazione (Oscar Wilde) o è la virtù degli imbecilli (Prezzolini)?! La coerenza - in realtà - è un fardello scomodo poiché i nostri desideri si possono scontrare con le nostre convinzioni… La mancanza di esperienza diretta o la perdita di controllo in situazioni confuse che generano tensione sicuramente aumenta l’incongruenza delle persone. La mancanza di coerenza non è segno di genialità (come vorrebbero alcuni); necessita più che mai il coraggio della coerenza, purché non diventi stupida ossessione.

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero.
( Proverbio Arabo)

RAY OF HOPE

mercoledì 17 giugno 2009, 01:31:51 | TrinakriaVai all'articolo completo
La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è che noi siamo potenti al di là di ogni misura.
E’ la nostra luce, non il nostro buio ciò che ci spaventa.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, magnifico, pieno di talento, favoloso?”.
In realtà, chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio dell’Universo.
Il tuo giocare a sminuirti non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Noi siamo fatti per risplendere come fanno i bambini.
Noi siamo fatti per rendere manifesta la gloria dell’universo che è in noi.
Non solo in alcuni di noi, è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, noi, inconsciamente,
diamo alle altre persone il permesso di fare la stessa cosa.
Quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Nelson Mandela

GET OVER

mercoledì 10 giugno 2009, 04:15:33 | TrinakriaVai all'articolo completo

FORBIDDEN LOVE

sabato 9 maggio 2009, 01:10:29 | TrinakriaVai all'articolo completo

CELEBRATION

mercoledì 6 maggio 2009, 03:14:47 | TrinakriaVai all'articolo completo
Lodare pubblicamente con scritti, ovvero celebrare. Mi corre l'obbligo. Questo blog compie un anno. Sono incredulo per le 6.000 visite ricevute (500 al mese - 15 al giorno in media) e ringrazio tutti voi. La ragione per cui avevo iniziato a scrivere è molto differente da quella per cui continuo e rimandandovi al post di inizio anno intitolato "Writing" mi chiedo: "Ehi, cazzone, ma perchè scrivi?"...

NOSTALGIA

mercoledì 22 aprile 2009, 04:13:48 | TrinakriaVai all'articolo completo

GET OVER

venerdì 27 febbraio 2009, 19:55:35 | TrinakriaVai all'articolo completo
p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {margin-top:0cm;margin-right:0cm;margin-bottom:10.0pt;margin-left:0cm;line-height:115%;font-size:11.0pt;font-family:'Calibri','sans-serif';} .MsoChpDefault {font-size:10.0pt;} @page Section1 {size:612.0pt 792.0pt;margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;} div.Section1 {page:Section1;}
Il viaggio ci conduce tra piacevoli colline di origine vulcanica in un’area termale tra le più famose d’Europa e – nonostante la stagione ancora invernale – si possono distinguere  diverse tipologie di associazioni vegetali. Pernottiamo tra le mura dell’avamposto difensivo a sud di una città sede di una prestigiosa ed antica università. La prima goliardica tappa a due passi dalla casa del Petrarca che scriveva di questo luogo incantevole: « Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, dai rumori, dalle faccende, leggendo continuamente e scrivendo ».  Vini sinceri di colore giallo paglierino dal profumo gradevole e delicato, e cibi genuini, protagonisti gli animali di corte,  lasceranno un ricordo durevole.
Giungiamo nella città italiana con il più alto flusso turistico, universalmente considerata tra le più belle città del mondo. Presto siamo nel cuore del centro, nell’unico spazio definito piazza. Visitiamo il più noto esempio di architettura bizantina in Italia con le sue splendide decorazioni a mosaici dorati. Accedendo al museo si può anche salire e vedere la piazza dall’alto. Un punto di osservazione privilegiato per assistere al festival delle rievocazioni storiche in cui giullari, menestrelli, acrobati, trampolieri, commedianti dell’arte e musici danno vita a colori, suoni e suggestioni tra Medio Evo e Rinascimento. Dodici ragazze del posto sfilano in un corteo suggestivo, ricco e colorato, accompagnate da gruppi storici e costumi antichi, si chiama la Festa delle Marie. Ogni scorcio non cessa di incantare. Tra le calli di questa meravigliosa città si svolge una continua rappresentazione di teatrale allegria e giocosità, tutti in maschera a celebrare il fascino di un mondo fatto di balli, scherzi, galà esclusivi e romantici incontri chiamato carnevale. Al rientro il più antico e famoso ponte in pietra ad arcata unica coperto da un porticato ci assorbe con le due file di negozi lungo i lati. Un tramonto indimenticabile pone fine alla visita.
Il giorno seguente passiamo a trovare un famoso francescano portoghese – grande taumaturgo – i cui resti sono conservati in una Basilica meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Un’esperienza spirituale che cerco di ripetere ogni anno. Un colloquio intimo e adorante con il Santo e la mano sulla sua tomba invocando una supplica/richiesta mi aiuta a superare talune inquietudini e donare un pizzico di speranza alle persone cui sono affezionato.
Si cambia città. Un anfiteatro romano sede del celeberrimo festival lirico e anche della serata finale del Festivalbar ci accoglie.  Poco lontano si consuma – tra leggenda e realtà –la tragedia narrata da Shakespeare. Fantasiosi restauri lasciano credere che qui si sia compiuta una delle storie d’amore più popolari di ogni tempo, l’archetipo dell’amore perfetto. Il notissimo musical West Side Story vinse ben 10 oscar evocando i sentimenti amorosi così mirabilmente e poeticamente descritti dal dramma scespiriano. Si chiude la visita con una passeggiata nella piazza più antica della città con i suoi edifici medioevali, animata da un colorato mercato costituito da bancarelle con i suoi tipici ombrelloni bianchi.
La perla del lago ci ospita per la cena.  Una penisola in cui sorge il centro storico pieno di negozietti alla moda tra vestigia romane e medioevali.  Contemplativa e silenziosa al nostro arrivo ma piena di vita e movimento nella bella stagione.  Si riparte.
Ed è la volta della perla del golfo che ci accoglie dopo aver attraversato l’Italia da Est a Ovest. Una piccola e bella insenatura naturale, dominata da un promontorio su cui spicca un imponente castello da dove si gode un meraviglioso panorama. La rilassante passeggiata sul lungomare ci conduce alla piazzetta principale da cui si diramano le caratteristiche e colorate abitazioni allineate lungo gli stretti carruggi [ogni odore è un ricordo che torna a bruciapelo e porta via i giorni sbagliati...]. Di fronte si trova un borgo altrettanto suggestivo - che visiteremo il giorno seguente - inserito tra i patrimoni  dell’umanità dell’Unesco. Questi luoghi hanno cullato miti lontani e singolari e ispirato noti poeti…  Indimenticabile cena in un ristorante con un menù fisso (che varia a seconda del pescato) accompagnata da un bianco vermentino dei colli. Una decina di antipasti squisiti, grigliata e frittura finale eccezionali! Prezzo onestissimo.
L’ultimo giorno si fa tappa in una delle aree naturali più incontaminate della costa, Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Cinque miglia di costa rocciosa racchiuse da due promontori, cinque paesini arroccati su speroni di pietra in minuscole insenature uniti da sentieri percorribili a piedi aggrappati su scogliere a strapiombo tra cui il più celebre: la Via dell’Amore. La viticoltura, tipica della zona, ha contribuito a creare un paesaggio unico al mondo con i tipici muri a secco, caratteristici delle colline a strapiombo sul mare cristallino con baie, anfratti ed incantevoli spiaggette tra gli scogli. Panorami mozzafiato.
Un viaggio di cinque giorni [quasi 1.500 Km] in cui il desiderio di conoscenza si è mescolato con la riconquista della serenità, il confronto, maggiore conoscenza dell’altro e del diverso.
Mi sento fortunato. Anche grazie a lei.

EMOTIONS

venerdì 13 febbraio 2009, 01:13:32 | TrinakriaVai all'articolo completo
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Questo stato affettivo di tipo fuggevole ha spesso pervaso la mia vita dell’ultimo periodo. Eventi, scene, esperienze si sono succeduti ed hanno avuto quali protagonisti persone incontrate quasi per caso ed ognuna di loro mi ha lasciato un messaggio stimolante provocando in me reazioni/emozioni diverse .  Gioia, allegria, appagamento, eccitazione, speranza, sorpresa, rimorso, vergogna, paura… Non sempre ho saputo dare una risposta adeguata. Non riesco a trattare gli altri esseri umani secondo i miei bisogni narcisistici e per tale ragione – talvolta – ho una sensazione di rammarico (turbamento morale). Non conosco i contorni precisi di quali possibilità mi offriranno questi incontri ma sono ugualmente fiducioso. Se la felicità è una condizione di benessere dell’essere umano, ultimamente sono stato molte volte felice e appagato perché ho provato piaceri naturali e necessari come l’amicizia, il cibo, l’amore…

FOSTER SON

venerdì 30 gennaio 2009, 12:32:01 | TrinakriaVai all'articolo completo
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Posso comunicare serenamente con LEI, pur non parlando inglese, attraverso un linguaggio empatico che mi piace e le piace, perché LEI non parla alla mia parte razionale, perché parla con la voce dell’istinto. E per ascoltarla veramente devo ascoltarla con la mia parte istintiva, anche se comunicare con LEI è molto più difficile di quanto possa sembrare. Non bastano le buone intenzioni. Una relazione autentica.
LEI non ha ancora compiuto CINQUE anni ed è la figlia che avrei sempre voluto avere…

LOVE DEEPLY

venerdì 30 gennaio 2009, 12:24:18 | TrinakriaVai all'articolo completo
Amo te.

Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé
senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei,
pur essendo se stessi.
Accettarla così com’è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.

WALK AROUND

giovedì 8 gennaio 2009, 04:37:15 | TrinakriaVai all'articolo completo
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TORINOQuesta notte sono uscito di casa volutamente per passeggiare sulla soffice neve e fare qualche fotografia.  Non era acquaneve come al solito, bensì neve finissima, leggera e polverosa. Un’imbiancata spettacolare come non si vedeva da tempo. Pareva farina. La neve continuava ad accumularsi sulle strade deserte, sui giardini, sugli alberi… Tutto intorno era bianco. Ed io andavo a spasso spensierato e giocondo.  I fiocchi di neve scendevano delicati, discreti e timidi – al pari del suo amore - e sfioravano il mio volto facendomi emozionare per il candore che essi custodivano e implicavano. Calpestavo la neve nella notte e guardando le mie orme indietro mi rendevo conto del tempo trascorso a fidarmi di certe donne  che ora si sono disfatte come quelle impronte, una traccia evanescente nella mia vita.  Lei - autentica quanto i cristalli di ghiaccio che mi circondavano – riesce invece a raggiungere il mio cuore senza sciogliersi… Ora guardo innanzi e sogno.
"Un dio è l'uomo quando sogna, un mendicante quando riflette"
[F.Holderlin]

WRITING

mercoledì 7 gennaio 2009, 20:31:26 | TrinakriaVai all'articolo completo
– Ehi, cazzone, ma perché scrivi?
– Perché a volte sono ispirato.
– Sei che?
– Sono ispirato, sento dentro questa cosa che deve uscire... Alle volte mi devo alzare la notte.
– Non raccontare balle dai, siamo tra amici. Puoi anche dire la verità, tanto ti paghiamo uguale.
– La verità. Vuoi saperla tutta? Alle volte non mi piace il mondo. Non mi piace per niente e allora la rabbia e lo sdegno, insomma m’incazzo e scrivo!
– Ma va là, cazzone. Non vorrai darla a bere a me vero?
– Sai una cosa? Non mi va di stare qui a dire a te perché scrivo.
– Sì che ti va, eccome. Siete tutti uguali voi scrittori. Vi piace che qualcuno vi chieda qualcosa sulle cose che scrivete. Tu per esempio, quando mai qualcuno ti ha chiesto un parere? E poi ti piace dire la tua e chiacchierare, dai che ti piace…
– Ma tu sei un specie di critico? Uno di quelli che sputano sentenze sulle cose che scrivono gli altri?
– Dai, cazzone, non rigirare la frittata. Pace?
– Okay, pace.
– Allora dimmi perché scrivi, ma lasciamo fuori l’ispirazione, l’indignazione e anche il risentimento verso il mondo. Dimmi veramente perché ti dai la briga di scrivere.
– Vorrei fare una cosa, una cosa che mi riesca bene.
– Dai, cazzone, che stai andando bene. Sai che mi piaci?
– Poi quando scrivo, inizio e finisco una storia. Mi piace più di tutto cominciare e finire e ricominciare.
– Ahi, ahi, cazzone, vuoi dirmi che scrivi contro la morte? E non ti vergogni?
– Sì. Anche quand’ero piccolo mi vergognavo di un sacco di cose e allora i grandi mi strattonavano di qua e di là.
– Che rottura…
– Sì, uno scassamento di palle continuo però sembrava che tutte le cose fossero importanti, che fregasse davvero a qualcuno quello che facevo.
– Uno scrittore deve avere un’infanzia felice?
– Non so se era un’infanzia felice. Ma tutto cominciava ogni mattina e finiva entro sera e poi dormivo come un sasso. Tutta una tirata dalle otto di sera alle sei di mattina. Adesso mi pare fosse una bella vita.
– Dimmi della scrittura contro la morte, cazzone.
– E se te lo scrivo?
– Ma allora è proprio un vizio il tuo.
– Sai che ogni tanto ho proprio il sospetto che non faccia bene?
– Ti fa male la schiena o i cervicali a stare seduto?
– Scrivere mi allontana dalle persone…
– Ho porca puttana, la butti sul tragico, cazzone…
– Perché continui a chiamarmi così?
– Che permaloso che sei, è solo un nomignolo per dare un po’ di brio all’intervista… userai pure uno pseudonimo no?
– Non certo cazzone.
– D’accordo, basta cazzone. Pace?
– Pace. Forse quando scrivo vorrei che mia madre fosse contenta di me, e invece... Lo sai che le ho letto l’ultimo racconto che ho pubblicato e lei mi ha detto che è pieno di porcherie e parolacce?! Questo ha notato nel mio racconto. Cazzo! Ma tutti dicono le parolacce e la vita è piena di porcherie… io vorrei fare una scrittura vera, che parli della vita.
– Cazzo è più vero di accidenti?
– Nessuno dice accidenti dopo i cinque anni d’età!
– Anche questo è vero. Allora tu scrivi per tua madre?
– No, non solo per lei. Forse mi piacerebbe… Vedi, quand’ero bambino le cose che facevo interessavano a tutti: ai miei genitori, agli zii, a mio nonno. Io vivevo e loro mi osservavano. Ogni giorno sembrava facessi ai loro occhi qualcosa di straordinario. Anche quella cosa di crescere, di diventare grande: io crescevo e loro mi misuravano sull’oro del tavolo ed era sempre una meraviglia.
– Mi stai dicendo che scrivi per essere ancora un lattante, un pisciasotto frignante? Ma quanti anni hai?
– Quaranta.
– E dici niente. Dimmi di quella faccenda che scrivere ti allontana dalle persone, ma guarda che se fai il tragico ti chiamo ancora cazzone!
– Alle volte penso che scrivere mi porti via un sacco di tempo. Potrei andare a trovare mia madre e mio padre, telefonare a un amico, andare a trovare gli zii, giocare con i miei nipoti, fare l’amore con mia moglie. Vivere la vita vera insomma, e non approfittare di ogni momento libero per fare questo giochetto…
– E allora non scrivere.
– E’ da un po’ che cerco di smettere.
– E’ proprio un vizio.
– Un vizietto sì. Quelle cose che si fanno di nascosto e da soli.
– Però ti piace che tutti ti guardino. E questo si chiama esibizionismo.
– Come uno che apre l’impermeabile e mostra tutto? Uno che si mostra nudo in mezzo alla gente vestita… potrebbe anche essere, mi piace.
– Certo che c’hai una flemma. Ti si può dire tutto… Sarai mica uno di quelli superiori, che tutto gli scivola addosso?
– Tutto tranne cazzone.
– Torniamo alla scrittura cazz… d’accordo niente cazzone. Senti un po’ dicevi che volevi fare una scrittura vera e contro la morte.
– Ho detto così?
– L’hai detto.
– Contro la morte non c’è niente da fare, meno che meno scrivere. Forse è meglio essere prudenti in automobile e andare da un medico se uno non si sente bene.
– E la scrittura vera?
– Forse ho esagerato. La scrittura non è vera, vera come la vita intendo, è una finzione, una costruzione, una imitazione, una trasfigurazione, fiction...
– Frena frena.
– Guarda che non ce l’hai tu l’acceleratore! E vai e frena… sai una cosa? Scendi immediatamente dalla mia macchina!
– Ma non siamo in macchina.
– Si che lo siamo. Mi hai chiesto un passaggio, sei salito e mi rompi il cazzo. Mi chiedi perché vai di qua, perché vai di là, questa musica non mi piace, cambia stazione, c’hai gli emmepitrè? Sai che ti dico? Adesso scendi immediatamente!
– Dai cazzone, non siamo in macchina. Te la sei inventata.
– Mi sono inventato tutto, compreso te. E adesso scendi!
– No! Ma allora io… io non esisto.
– Esisti solo finché scrivo di te.
– Oh porca puttana. Pace?
– Ma sì dai, pace.
– Visto che siamo ancora amici me lo dici perché scrivi?
- Ma vaffanculo.

[estratto da "
Gocce sulla neve"
di Antonio G. Bortoluzzi]

FALL IN LOVE

martedì 30 dicembre 2008, 22:21:42 | TrinakriaVai all'articolo completo
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Al contrario dei miei amori precedenti questo è permeato da un alone di speranza che si distacca dalla visione della vita vista come una sorta di “viaggio nell’inquietudine”, per aprirsi una volta tanto a una visione più ottimistica delle cose. E’ sicuramente un amore più “solare”.
La storia ha quasi un incedere fiabesco e si sviluppa come un romanzo della passione... Come un racconto che raggiunge altissimi valori sentimentali.
E sono proprio questi sentimenti che si scontrano con gli oscuri misteri della vita umana.
E’ una storia  intensa, in cui è la speranza a farla da padrone, la speranza di un amore che supera le barriere del tempo e che non sfiorisce con l’età, anzi ne esce rafforzato.
L’amore visto con fede incrollabile, e che forse nasconde la vera essenza del rapporto uomo-donna (o almeno quello che dovrebbe o potrebbe essere l’essenza stessa del vero amore).
Lei è straordinaria nella sua autenticità. Vero è che, comunque, pur essendo intriso di poesia, questo amore non scade mai in facili sentimentalismi anche quando sembra inevitabile. La realtà che ci circonda, è una realtà a volte dura e a volte quasi infantile, in cui anche il sesso è vissuto attraverso un punto di vista che tende a sdrammatizzare certi tabù. E’ una sorta di “felice erotismo” quello che popola talune pagine di questa storia, che non diventa mai gratuita volgarità, ma delicata partecipazione di attimi irripetibili.
A tutti gli amanti di belle storie,  a chi ha accantonato l’amore, io auguro un 2009 intriso d'amore, perchè c’è sempre tempo per la speranza e c’è sempre tempo per amare.

GREETINGS

martedì 23 dicembre 2008, 05:12:56 | TrinakriaVai all'articolo completo
"L'uomo che tutela i propri amici non è mai vittima delle tempeste dell'esistenza; ha le forze per superare le difficoltà ed andare avanti..." [Paulo Coelho].
AUGURO A TUTTI BUONE FESTE!

HANKER

sabato 13 dicembre 2008, 03:43:55 | TrinakriaVai all'articolo completo
Molto spesso le relazioni falliscano perché la scelta è stata fatta in base a quello che conta di più nell'immediato e non a quello che conta di più nel lungo periodo… La gente è davvero così stupida da fare sempre la scelta sbagliata? Probabilmente no: il fatto è che sceglie troppo spesso in base a quello che conta di più nell'immediato.
Le relazioni – nella maggior parte dei casi – si basano sull’assenza di amore o semplicemente sulla simpatia o ancora sull’infatuazione [rapida a svilupparsi e rapida a spegnersi]. Poi abbiamo l’amore vuoto, il rapporto stagnante e deprimente di molte coppie che restano insieme senza intimità/passione… Ci sono ancora l’amore romantico – tipo avventure estive – in cui manca l’impegno, anche se esistono alcuni elementi eccitanti e l’amore fatuo – tipo fotoromanzi – in cui si arriva al matrimonio magari dopo solo un mese di frequentazione. Infine abbiamo il sodalizio d’amore, un’amicizia intima ma senza passione, destinata anche a durare nel tempo, una sorta di contratto.
L’amore perfetto/completo [fatto di IMPEGNO/INTIMITA’/PASSIONE] è davvero cosa ardua ma non impossibile. L'idea che l'amore vinca tutti gli ostacoli è molto romantica, ma poco reale. La cultura romantica dei fiori bianchi, dell'abito bianco di nozze, della fedeltà reciproca a tutti i costi, della felicità di stare insieme, ecc. appartiene alla coppia tradizionale/conservatrice che spesso entra in crisi a motivo della forte contrattualità, statica e consumistica, ispirata all'ideologia del mercato che fa del matrimonio un punto di stasi, entro cui godere e consumare dei vantaggi acquisiti. Un rapporto totalizzante e stereotipato che ha portato alla catastrofe attuale della famiglia. Con il tempo – comunque – cambiano le persone e i rapporti, calano la capacità di comunicare, l'attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi in comune, la capacità di ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico...
La relazione tende a finir male se non c'è corrispondenza tra quello che si vuole dall'altro e quello che si pensa di riceverne [disponibilità a cambiare in funzione delle esigenze dell'altro - disponibilità ad accettare le sue imperfezioni].
FINIAMOLA con i rapporti sado-masochisti (dove il più forte fagocita il più debole) e INIZIAMO ad accettare la diversità dell’altro. FINIAMOLA con l’amore di tipo materno (che comporta un partner passivo, introverso, con scarsa autostima) e INIZIAMO l’amore maturo caratterizzato da mutualità/reciprocità. FINIAMOLA con il dominio sotto il proprio controllo e INIZIAMO con l’interdipendenza, la libertà, l’autonomia, la fiducia. FINIAMOLA di vivere il partner come antagonista e rivale della propria affermazione e INIZIAMO con la autorealizzazione senza competizione e la solidarietà.
Vorrei una COMPAGNA che non abbia paura di lasciarsi andare fluidamente nel gioco rischioso della libertà: paura di abbandonare le vecchie certezze, paura di affrontare il vuoto senza rischiarsi verso nuovi orizzonti creativi, in un rapporto di coesione in cui NOI dipendiamo l'uno dall'altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità che offra la garanzia di una relazione fondata sulla reciprocità, al di fuori di ogni logica prevaricatrice [accettazione della vita come processo continuo di innovazione nella speranza e convinzione che la crescita autentica non avviene se non nel rispetto della mutualità] e si proponga quale chiave di lettura per consentirci di prendere coscienza di ciò che è morto nel modello tradizionale di relazione di coppia, vorrei una DONNA portatrice delle linee emergenti di un significativo salto evolutivo.

E' in questa luce che andranno rivisti i concetti stessi di fiducia, di sessualità, di ruolo, di uguaglianza nella coppia.

E al di là di queste visioni teoriche, molto più semplicemente, non dimentichiamo che anche nella più perfetta delle unioni può capitare che uno dei due cessi di amare l'altro o s'innamori di un'altra persona.

"Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla" .  [C. Pavese].

APPRECIATE

giovedì 11 dicembre 2008, 02:28:58 | TrinakriaVai all'articolo completo
Un giorno mia madre mi chiese la ragione per cui non mi aveva mai sentito sputtanare le mie ex [alcune lo meriterebbero] ed io le risposi che svilire una donna di cui si è stati innamorati è come denigrare se stessi. Scrissi un post - in un momento di collera - criticando una mia ex, lo cancellai quasi subito… Sputare sentenze, giudicare, infamare, screditare, diffamare, calunniare l’ex partner è un atto di vigliaccheria perché sarebbe come processare un imputato contumace [assente/irreperibile]. Non esisterebbe il contraddittorio fra le parti. La disputa è monca. Tutti i giorni vengono celebrati processi e condannati ex compagni contumaci ad opera di persone vili e codarde. Non è affatto semplice l’accettazione e il superamento della fine di un amore. Si affronta un dolore lacerante e si infiltra la rabbia, questa - prima o poi - traghetta e dovrebbe lasciare il posto alla verità.
Mi viene in mente una frase: “Tutti quelli che se ne vanno, ti lasciano sempre addosso un po' di sé. È questo il segreto della memoria”, tratta dal film “La finestra di fronte” sulla memoria, sul tempo che passa ma i cui accadimenti ci fanno compagnia per il resto dei nostri giorni. Io non sputo sulla mia memoria.
"Tutto ciò che non mi uccide mi giova" [Nieztsche].

EXCITEMENT

domenica 30 novembre 2008, 16:18:31 | TrinakriaVai all'articolo completo
Nonostante i mille problemi che invadono e tormentano la mia vita in questo periodo uno stato di eccitazione emotiva è passata come una cometa nel cielo. Un accumulo di desideri si è trasformato in afrodisiaco. Il desiderio in passione. Una "stregoneria" da cui non si può fuggire…
La passione è amore.

CRIB

mercoledì 26 novembre 2008, 05:25:45 | TrinakriaVai all'articolo completo
I blogger sono – spesso – accusati di copiare di sana pianta articoli o post trovati su siti web o blog, senza citare la fonte. Questa pratica effettivamente è deprecabile, non è però esclusiva di chi redige un blog... I quotidiani più accreditati – per esempio – “comprano le informazioni” dalle varie agenzie giornalistiche (ANSA, AGI, ADNKRONOS) e le ripubblicano sui loro siti…
Regola del buon blogging è quella di citare sempre la fonte della notizia che riportiamo all’interno del nostro blog, sia che si tratti di un altro blog, che di un portale web di notizie. Non appropriamoci di lavoro altrui, ma commentiamolo, e diffondiamolo attraverso la rete arricchendolo con le nostre idee e i nostri contributi.
La mia prassi è di citare sempre le fonti – purtroppo - nella fretta non sempre seguo questa regola con la dovuta attenzione. Un lettore anonimo mi ha fatto notare: “Però avresti dovuto dire che questa non era farina del tuo sacco” riferendosi al post intitolato “WHORE” [pubblicato il 20/06/’08] che ho provveduto a cancellare poiché non ricordo la fonte cui si ispirava [a parte una meravigliosa canzone di DE ANDRE'].
Bufale e disinformazione corrono su internet alla velocità della luce e di queste bisognerebbe preoccuparsi. I miei post non hanno carattere scientifico e non ho la pretesa di essere esaustivo e competente ed anche se leggo una poesia  del Manzoni che mi colpisce ed emoziona e ci faccio un post non credo che - a parte l’autore stesso  - sia il caso di farne un problema.
Se da una parte citare la fonte può essere utile, l'uso eccessivo di questo strumento può essere - a seconda del caso - fuorviante, inutile, inopportuno o addirittura impossibile e non è sempre indice di affidabilità.
Mi sono oscure le ragioni per cui il lettore anonimo abbia voluto esprimere il suo dissenso per la citazione mancante ma se il contenuto era ritenuto valido e trasmetteva la sincerità delle mie emozioni/commozioni nel condividerlo e riportarlo non giustifico la critica.
Citare le fonti non è sbagliato ma non è sempre necessario.  Spesso e volentieri leggo e mi documento e prima di postare alcuni miei commenti  consulto perfino “Wikipedia”…  Giuro, sarà oggetto della mia prossima confessione... [Siamo prossimi poichè ne faccio una ogni 20 anni...].
Ora concludo -  caro lettore anonimo - con un bel VAFFANCULO e ritieniti onorato perché è la PRIMA volta che uso una parolaccia nel mio blog!!! Non prima di averti chiarito la fonte [wikizionario cita informazioni errate], ovvero l’etimologia sul “vaffanculo”. Non si tratta - come spesso si crede - di “vai a fare in culo”, bensì di ‘vaffa'+'culo’ [“n” è la contrazione di “in”]; il vaffa era il palo che si utilizzava in epoca medioevale per l’impalamento…
Ultimamente trovo il citare le fonti sempre più paradossale. Voi lo fate dopo aver raccontato una barzelletta o pensate forse che l’autore di un libro sia davvero ed unicamente l’autore stesso?

FRIENDSHIP & LOVE

lunedì 24 novembre 2008, 16:40:18 | TrinakriaVai all'articolo completo
Alcune riflessioni sul significato dell'amicizia, un fenomeno che ho analizzato con passione.
Esiste ancora l'amicizia nel mondo contemporaneo?
Ad una prima osservazione sembrerebbe di no.
Il mondo degli affari è dominato dal mercato e dall'utile economico. La politica dalla competizione per il potere. In entrambi i casi c'è ben poco spazio per rapporti personali sinceri. Il mondo moderno, inoltre, ci impone un continuo mutamento. Quando cambiamo residenza e lavoro finiamo anche per lasciare i vecchi amici. Promettiamo di rivederci ma, poi, sorgono in noi nuovi interessi, nuovi bisogni, abbiamo nuovi incontri.
Nessuno può restare immobile e guardarsi indietro. In Italia, la parola amicizia ha assunto addirittura un significato negativo, di privilegio, di raccomandazione. Per trovare un posto di lavoro, per essere ammesso all'ospedale, per avere una casa in affitto, occorrono delle raccomandazioni, delle amicizie. Se segui la procedura regolare, burocratica, non ottieni nulla. L'amicizia è il mezzo per passare davanti agli altri, per eludere la norma.
La parola amicizia ha finito, così, per indicare i criteri particolaristici, i privilegi, grandi e piccoli, in un sistema che, se fosse giusto, dovrebbe essere invece retto da criteri universalistici e di merito. Il mondo moderno è caratterizzato dal passaggio dai ruoli particolaristici, ascritti, ed emotivi a ruoli universalistici, acquisiti e neutrali. L'amicizia appare, perciò, come un anacronismo e, per di più, fonte di ingiustizia. In una società giusta le posizioni vanno attribuite non in base all'amicizia, ma al merito valutato in modo imparziale. I servizi sociali devono erogare le loro prestazioni non ai raccomandati, ma a tutti. Un sistema amministrativo infiltrato dall'amicizia è clientelare, mafioso, ingiusto. Molti, perciò, pensano che l'amicizia sia una sopravvivenza del passato. Qualcosa come la lealtà feudale, oppure la magia o il folklore. Secondo costoro l'amicizia, col passare degli anni, perde di importanza, ed il suo destino è di scomparire per lasciare il posto a rapporti impersonali ed obiettivi. Altri ritengono che l'amicizia riuscirà a sopravvivere, ma confinata accuratamente alla sfera dell'intimo, senza alcuna contaminazione con gli affari, i pubblici uffici e la politica.
La tesi di questo post è che, nonostante questa prima impressione catastrofica, le cose non stiano affatto così. L'amicizia continua ad essere una componente essenziale della nostra vita. Probabilmente nella stessa misura del mondo antico. Anche la sua struttura essenziale, ciò che la distingue da tutti gli altri tipi di relazione interpersonale, non è cambiata. Certo, nelle diverse epoche e nelle diverse società, l'amicizia si presenta in forme diverse.
Non dobbiamo, però, farci troppo fuorviare dalle differenze. Certo, queste ci sono, ma esiste anche qualcosa di comune che ci consente, appunto, di parlare di amicizia in tutti questi casi. Per identificare ciò che è caratteristico del fenomeno che vogliamo studiare, non è tanto sulla diversità che dobbiamo soffermarci, quanto su questi elementi comuni. Ci colpisce allora, per prima cosa, questo fatto. La parola amicizia non ha un solo significato, ma diversi. E non solo da oggi. Lo aveva rilevato già duemila anni fa Aristotele che aveva appunto cercato di distinguere diversi tipi di amicizia per identificare, fra essi, la «vera» amicizia. Per Aristotele la distinzione più importante è quella fra amicizia fondata sull'utile e quella fondata sulla virtù, l'unica che merita il nome di vera amicizia.
Anche nella Grecia antica, perciò, il legame che univa due soci di affari non era l'amicizia, ma l'interesse a far prosperare la loro impresa. Anche allora l'amicizia fra i politici era, spesso, soltanto una forma dell'utile politico. Vediamo, allora, brevemente quali sono i significati più comuni di questa parola. Ci accorgeremo che, nella maggioranza dei casi, la parola amicizia ha ben poco a che fare con quello che noi intendiamo quando pensiamo ad un vero amico.
Primo significato: i conoscenti. La maggior parte delle persone che consideriamo nostre amiche sono, in realtà, solo dei conoscenti. Persone, cioè, che non ci sono lontane come la totalità amorfa degli altri. Sappiamo che cosa pensano, che problemi hanno, li sentiamo affini, ci rivolgiamo a loro per aiuto e li aiutiamo volentieri. Abbiamo con loro buoni rapporti. Però non abbiamo una profonda confidenza, non raccontiamo loro le nostre ansie più segrete. Vedendoli non ci sentiamo felici, non ci viene spontaneo di sorridere. Se hanno successo, o ricevono un premio, o hanno un colpo di fortuna, non ci sentiamo felici come se fosse successo a noi. In molte amicizie di questo tipo c'è addirittura invidia, maldicenza, antagonismo. I rapporti ostentatamente cordiali, talvolta, coprono una realtà conflittuale, o una profonda ambivalenza. Certo, queste persone non ci sono estranee, ci sono anzi vicine. Ma perché dobbiamo chiamare amicizia relazioni affettive così diverse? Siamo di fronte ad un uso improprio del termine. Lo era nel passato e lo è oggi.
Secondo significato: solidarietà collettiva. Occorre inoltre distinguere, così come avevano già fatto gli antichi, l'amicizia dalla solidarietà. In questo secondo senso, amici sono tutti coloro che stanno dalla nostra parte, per esempio in una guerra. Da un lato gli amici, dall'altro i nemici. Questo tipo di solidarietà non ha nulla di personale. Colui che porta la mia stessa divisa è amico; ma di lui non so nulla. A questa stessa categoria appartengono le forme di solidarietà che si costituiscono nelle sette, nei partiti e nelle chiese. I cristiani si chiamano fra loro fratelli o amici. I socialisti compagni, i fascisti camerati. Siamo sempre, però, in presenza di legami collettivi, non di rapporti rigorosamente personali.
Terzo significato: relazioni di ruolo. È la classe delle relazioni di tipo personale, ma basate sul ruolo sociale. Abbiamo qui l'amicizia secondo l'utile, sia quella dei soci in affari, sia quella dei politici. Questo tipo di legami ha ben poco di affettivo, e dura finché dura l'utile da salvaguardare. Vi troviamo, inoltre, molte relazioni professionali, fra colleghi di lavoro e fra vicini di casa.
Quarto significato: simpatia e amichevolezza. Arriviamo, infine, alla categoria costituita dalle persone con cui ci troviamo bene, che ci sono simpatiche, che ammiriamo. Anche in questo caso, però, occorre essere prudenti ad usare l'espressione amicizia. Spesso si tratta di stati emotivi labili, superficiali.
Cosa dobbiamo intendere, allora, per amicizia? Intuitivamente questa parola ci fa venir in mente un sentimento sereno, limpido, fatto di fiducia, di confidenza. Anche le ricerche empiriche mostrano che la stragrande maggioranza della gente la pensa press'a poco nello stesso modo.
«Amico è colui a cui piace e che desidera fare del bene ad un altro e che ritiene che i suoi sentimenti siano ricambiati. Con questa definizione Reisman colloca l'amicizia nel mondo dei sentimenti altruistici e sinceri. Non è possibile alcuna confusione con l'interesse, il calcolo ed il potere. Semmai il difetto della definizione di Reisman è di essere troppo generica. Anche una madre desidera fare del bene al suo bambino e ritiene che i suoi sentimenti siano ricambiati. Lo stesso avviene nel rapporto fra innamorati, fra coniugi che si amano, o fra fratelli, se i fratelli si vogliono bene. La definizione di Reisman riguarda, in generale, l'amore. Amare, scriveva San Tommaso d'Aquino, è voler rendere felice l'altro.
Il percorso fatto è molto importante. Nel linguaggio corrente la parola amicizia ha numerosi significati. Sta ad indicare il socio, il conoscente, la persona simpatica, il vicino, il collega, tutti coloro che ci sono prossimi. C'è però oggi, come nel più remoto passato, un altro significato, quello di amico personale a cui vogliamo bene e che ci vuole bene. Quest'ultimo tipo di amicizia appartiene ad una classe più ristretta di relazioni interpersonali: le relazioni di amore. Quando pensiamo ai nostri amici più cari, alla vera amicizia, pensiamo ad una forma di amore fra persone. È facile distinguere l'amicizia dalle relazioni sociali più superficiali, dai rapporti utilitaristici o da quelli fondati su ruoli professionali.
Il vero problema, quello che, finora, non è stato ancora affrontato, è come distinguerla dalle altre forme di amore fra persone. Per esempio, in che cosa differisce l'amicizia dall'innamoramento? Ci sono numerosi autori che ritengono questa differenza minima, o poco rilevante. È più facile distinguere l'amicizia dall'amore materno, o da quello paterno, o dall'affetto tra fratelli. Anche in questo caso, però, vi sono dei caratteri in comune. Noi diciamo che quello è un nostro «amico fraterno». Talvolta nell'amicizia si esprime un atteggiamento paterno o filiale. L'amicizia deve essere reciproca? Vi sono anche molti rapporti di amore ambivalenti, dove ciascuno cerca di dominare l'altro, di tenerlo legato a sé. La vita quotidiana è intrisa di questi sentimenti meschini. L'amore dell'amicizia è di questo genere? Possiamo cercare di manipolare il nostro amico? O, invece, l'amore dell'amicizia è di tipo particolare e deve essere limpido, sempre limpido perché, in caso contrario, l'amicizia, semplicemente, svanisce? Sono queste le domande a cui dobbiamo rispondere per identificare il tipo di amore specifico dell'amicizia.
È questo l'argomento della presente discussione. Ci aspetta, perciò, una analisi attenta ai particolari, per identificare quello che è esclusivo dell'amicizia, soltanto suo.
Mi sembra opportuno incominciare subito questa analisi, per entrare nel vivo del problema. E lo farei confrontando l'amicizia con una forma di amore con cui, spesso, viene confusa. Sgombreremo il campo mostrando che sono due fenomeni diversissimi, addirittura opposti. L'innamoramento è un fatto, un accadimento, che ha un inizio definito. Alla sua origine c'è lo stato nascente, una folgorazione, una rivelazione. L'amicizia, invece, non diventa se stessa con una rivelazione unica iniziale, ma con una serie di incontri e di approfondimenti successivi.
Un'altra differenza fra innamoramento e amicizia è che non esiste un innamoramento vero ed uno meno vero. Non ci sono gradi di innamoramento: moltissimo, molto, abbastanza, un poco. Se dico «sono innamorato», dico tutto. L'innamoramento segue la legge del tutto o del nulla. L'amicizia, invece, ha tante forme e tanti gradi. Va da un minimo verso un massimo di perfezione. L'amicizia può essere piccola, solo un moto dell'animo, oppure grande, grandissima. L'innamoramento è perfetto fin dall'inizio. L'amicizia, invece, muove verso il di più. Quando parliamo di amicizia abbiamo presente sempre anche un ideale, una utopia.
Continuiamo la nostra analisi. L'innamoramento è una passione. In tedesco passione si dice Leidenschaft. Leiden è la sofferenza. Nella passione c'è, infatti, sempre anche un soffrire. L'innamoramento è estasi, ma anche tormento. L'amicizia, invece, ha orrore della sofferenza. Quando può la evita. Gli amici si cercano per stare bene insieme. Se non ci riescono, tendono a lasciarsi, a mettere un po' di distanza fra di loro. Un'altra fondamentale differenza è che io posso innamorarmi di qualcuno e non essere corrisposto. Non per questo cesso di essere innamorato. L'innamoramento nasce senza reciprocità e ne va alla ricerca. L'amicizia, invece, richiede sempre, mi pare, una qualche reciprocità. Io non resto amico di uno che non è mio amico. Nell'innamoramento costa sempre una terribile fatica lasciare chi si ama. Per liberarmi di un innamoramento non corrisposto, io devo esercitare una violenza su me stesso, odiare l'altro. Ma l'odio per l'amato è, a sua volta, una sofferenza, la più atroce delle sofferenze. Nell'amicizia, invece, non c'è spazio per l'odio. Se io odio un mio amico non sono più suo amico, l'amicizia è finita. Nell'innamoramento la persona amata è trasfigurata. È ad un tempo lei stessa e più che lei stessa. L'amato è duplice: il concretissimo essere davanti a me e la divinità che incorpora in sé tutto il possibile del mondo, tutto ciò che io proietto in lui. L'amore è rivelazione di qualcosa che ci trascende. La preghiera verso l'amato è un grido di disperazione. L'amico, invece, non è trasfigurato.
Dall'amico mi aspetto che condivida l'immagine che ho di un me stesso o, perlomeno, che non se ne allontani troppo. Anche se la sua valutazione è positiva, non deve essere esagerata. Se è troppo favorevole mi dà l'impressione di adulazione. Se è troppo negativa, se si allontana troppo da ciò che io penso di me, allora non mi rende giustizia e, quindi, contraddice una esigenza base dell'amicizia. I due amici, cioè, devono avere delle immagini reciproche simili. Non identiche, naturalmente, perché allora non ci sarebbe nulla da scoprire, ma senza eccessive dissonanze. Da un amico, perciò, io mi aspetto che non mi fraintenda. Tutti mi possono fraintendere, ma non un amico. Se un amico mi fraintende, è finita
Si può dunque restare innamorati di una persona di cui non sappiamo se ci ha amato o ci ha ingannato, di cui non sappiamo se fosse buona o cattiva, se avesse un animo nobile o meschino. L'amore si manifesta proprio in questo domandarsi come era. Anche dopo innumerevoli anni, l'amore continua ad interrogarsi nello stesso modo, sfoglia la margherita. Dal primo istante in cui è apparso, si pone in continuazione una domanda a cui solo la presenza della persona amata che dice di sì, dà una risposta. Finita la presenza, cessa la risposta, e la domanda ritorna continua, ossessiva, angosciosa. Non puoi dire, come vorrebbe la ragione, «che t'importa?». Questa è l'opacità dell'amore che ama qualcosa che rimane sempre inafferrabile, perché il suo oggetto è un divenire insieme, un dover essere. Questa è la miseria dell'amore, che può solo chiedere e non può smettere di chiedere, anche quando l'altro è indifferente, od ostile. Questa è l'ingiustizia dell'amore che non conosce merito e demerito, e non premia i buoni e non punisce i malvagi. L'amore è sublime e miserabile, eroico e stupido, mai giusto. Il registro della giustizia non è l'amore, è l'amicizia.

[Estratto da "L'amicizia", Francesco Alberoni, Garzanti]

FALL [IN LOVE]

mercoledì 12 novembre 2008, 06:29:32 | TrinakriaVai all'articolo completo

 “Qualunque persona incontriamo ha un messaggio per noi. Gli incontri casuali non esistono, e il modo in cui reagiamo a tali incontri determina se siamo in grado di riceverlo. Se parliamo con una persona che abbiamo incontrato e nelle sue parole non troviamo il messaggio relativo alle nostre attuali domande, ciò non significa che il messaggio non c’era. Semplicemente, per qualche ragione non siamo riusciti ad afferrarlo.” (James Redfield, “La profezia di Celestino”).

MOODINESS

martedì 11 novembre 2008, 04:33:59 | TrinakriaVai all'articolo completo
Ci sono periodi circoscritti di tempo in cui il tono del mio umore è instabile, mutevole, discontinuo.
Mi sento  triste, scoraggiato, abbattuto, mi dispero, piango, mi chiudo in me stesso e soffro,  mi sento intontito e confuso, inadeguato, incapace, spento ed emotivamente inibito.
Si innesca – poi – in modo speculare un innalzamento del tono dell’umore con esaltazione euforica ed eccitamento, accompagnato da iperattività, espansività, un piacere immenso [in particolare di tipo gustativo, sessuale e ludico] caratterizzato da un atteggiamento scherzoso e ilare. Divento distratto ed inconcludente, superficiale e scherzoso, con scarsa capacità di autocritica e mi prendo gioco del ritmo sonno-veglia.
Queste oscillazioni sono la conseguenza di avvenimenti  tristi e allegri. Tracce di passato, presente e futuro coesistono tra euforia e tristezza.

LOOK UP TO

giovedì 6 novembre 2008, 04:03:22 | TrinakriaVai all'articolo completo
AMORE ETERNOAmore, libertà e rispetto sono sostantivi di cui troppo spesso si parla ma che raramente sono percepite con quella straordinaria forza che parole così grandi in realtà sottendono. Chiunque parla di amore… E spesso l’amore viene confuso con il desiderio sessuale. Attraverso il possesso dell’altro – che appare perfetto [perché non svela i propri difetti] – soddisfiamo un desiderio. Il tempo indebolisce il desiderio [che nel frattempo è stato soddisfatto] e le emozioni iniziali cedono il posto ai cambiamenti.
Il vero amore è un sentimento spontaneo, libero da ogni calcolo. Amare implica il "decidere" di amare. Io non posso dire di amare una persona che vedo per un solo istante in tutta la mia vita, per esempio una ragazza che incrocio per strada.
In realtà, per noi esseri umani, l'amore ha un significato intenso ma preciso, che non può prescindere dall'instaurare una relazione sociale sensoriale con le persone. Instaurare una relazione sociale significa parlarsi, conoscersi, scambiare le proprie idee ed accrescersi così vicendevolmente. Amare il prossimo, che lo si voglia o no, presuppone conoscere il prossimo. Questa è la concezione di amore che millenni di storia hanno radicato nell'essere umano.
L'amore fra gli individui risulta spesso negato o sospeso anche fra chi si conosce. Persone che maturano disaccordi spesso cessano di amarsi rasentando sentimenti opposti, di discriminazione o disprezzo. Molte persone sospendono il loro amore per l'una o l'altra persona per motivi talvolta banali, per orgogli, per intolleranze, per permalosità o gelosie. E la prima cosa che fanno queste persone è sospendere il colloquio, chiudono i canali di comunicazione, smettono di fare l'unica cosa che dovrebbe stare alla base di un autentico amore: il dialogare.
Tra le più insidiose intolleranze vi sono quelle che ledono il secondo valore universale della vita: la libertà. Essere liberi non significa considerare l'intero mondo come palestra dove esercitare il proprio ego, le proprie idee in barba alle idee altrui, la propria presuntuosità.
La vera libertà consiste nel sapere di poter esprimere i propri pensieri, di poter confidare i propri dubbi, di poter avere una propria opinione sull'universo e la vita stessa. Saper di poter "essere" indipendentemente da come altri intendono l'essere è vera libertà.
Un individuo è libero se sente di essere libero. Stabilire se altri individui siano liberi significa privarli del diritto di "sentirsi" autonomamente liberi, il che equivale a privarli della più elementare libertà.
L'amore è una delle forme più sublimi di libertà. L'amore non è condizionabile e pertanto la libertà umana più elementare e inalienabile è quella di amare. Non possono esistere regole per amare e nemmeno amori sottoposti a privazione della libertà di instaurarsi.
Se un uomo ama, ama e basta. Se non ama, non ama. Non può esserci libertà più elementare se l'amore è sottoposto a vincoli o limitazioni.
La libertà è vera libertà se fondata sul principio fondamentale che ogni individuo merita rispetto per il fatto stesso di esistere. Anche le cose meritano rispetto. L'universo intero merita rispetto.
Anche ogni uomo, indipendentemente dal colore della pelle, dalle idee, dalle credenze religiose, dalla lingua o dal censo, ha l'inalienabile diritto universale, ma universale per davvero, di essere considerato con rispetto, rispetto della persona, delle idee ed opinioni.
Senza un convinto rispetto è impossibile stabilire principi di libertà e di amore. Il rispetto viene prima di tutto. Al rispetto deve far seguito una idea solida di libertà e di rispetto per la libertà altrui e poi, in questo terreno e solo in questo terreno, può estendersi l'amore.
Voglio amarti liberamente rispettandoti.

MESSAGE

mercoledì 29 ottobre 2008, 03:40:49 | TrinakriaVai all'articolo completo
“E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una uomo uguale a centomila uomini. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unica al mondo, e io sarò per te unico al mondo... Per favore... addomesticami".
[Liberamente tratto da "IL PICCOLO PRINCIPE" di Antoine de Saint-Exupery]

MELANCHOLY

martedì 21 ottobre 2008, 05:14:07 | TrinakriaVai all'articolo completo
Provo un sentimento indefinibile, inesplicabile, una sorta di tristezza, una visione "nostalgica", quasi inconsapevole. Credo capiti a chiunque. Si potrebbe definire come il desiderio, in fondo all'anima, di qualcosa, di una persona mai conosciuta o di un amore che non si ha mai avuto, ma di cui si sente dolorosamente la mancanza. È un sentimento di impotenza, l’incontro tra il desiderio e i suoi limiti. Mi rendo conto che si tratta solo di un attimo di spaesamento.
Affiora anche il  rimpianto per la lontananza da persone e luoghi cari e per quelle emozioni collocate nel passato che si vorrebbero rivivere. La perdita di quei rapporti di amicizia/amore che hanno segnato la propria esistenza, anche se – a volte – si sono rivelate un’esperienza dolorosa. Emerge – in aggiunta – il desiderio di riparare i torti procurati. Una fascia di sentimenti, reazioni, speranze, timori. Un momento di incertezza. Un malessere passeggero.
Ho riscosso un addio pieno d'amore [sublime] questa notte, assieme a parole [d’amore] inestimabili che hanno pervaso la mia anima, giungendo fin sotto la soglia più alta delle mie emozioni.
Presto saprò che mi sveglierò da questo sogno
non provare a ripararmi,
non sono rotto
Sono la bugia che vive per te così che tu possa nasconderti..
Non piangere
[Ciao/Evanescence]

FRIENDSHIP

lunedì 20 ottobre 2008, 17:28:24 | TrinakriaVai all'articolo completo
Ieri sera salgo in macchina e prima di mettere in moto, mentre ero intento a leggere o inviare alcuni sms, qualcuno mi bussa al finestrino… Quasi mi spavento, mi volto e compare una persona che non vedevo da circa un anno. Ero un amico con cui avevo interrotto i rapporti. Un ragazzo di 24 anni a cui ho voluto molto bene e ho coinvolto nelle mie attività di lavoro tentando di indirizzarlo professionalmente a scelte cruciali per il suo futuro. Mi invita a scendere e mi abbraccia calorosamente. Un abbraccio carico di affetto che difficilmente potrò dimenticare. Poi - guardandomi con occhi traslucidi - mi dice che indipendentemente dalle ragioni delle nostre incomprensioni gli manca la nostra amicizia e che furono tempi memorabili. Sono rimasto attonito e imbarazzato, incapace di avere qualsiasi reazione adatta a ricambiare quel gesto fraterno.
La sera precedente – combinazione – ho ricevuto un sms da parte di una vecchia collega - che non frequento più o comunque vedo raramente - con la quale c’era stata una relazione. Se penso che sono trascorsi quasi 10 anni - da allora - le sue parole sono toccanti, anche se denoto in esse dipendenza affettiva. Questo il contenuto del messaggio: Questa sera, in sala infermieri, regnava il silenzio. Tutti erano affascinati… Parlavo di te e dei grandi servizi investigativi del GRANDE che sei stato… Non ti avrò mai caro Ale per mille tuoi motivi, ma sono felice di essere stata per te un po’ importante, anche se non lo sarò più! Qui sei un idolo… Tutti si sono chiesti: ^^Ma chi è quest’uomo fantastico?^^ Io l’ho conosciuto… E ne sono fiera! Amore e stima non moriranno mai, ti ho amato molto… Non smetterò mai di farlo… Lo so che non ci sarà mai più nulla tra noi, ma volevo dirtelo… Perdonami mio dolce Ale. Ti bacio…”.
Questi due episodi mi hanno fatto molto riflettere sul valore dell’amicizia. E di quanto il trascorrere del tempo porta a galla la verità e strappa dall’anima la sua vera essenza.
(….)”L’amico, così come l’innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l’accetta così com’è, con tutto ciò che ne consegue. Questo sarebbe l’ideale. E in effetti: vale forse la pena di vivere, di essere uomini, senza un ideale come questo? E se un amico ci delude perché non è un vero amico, possiamo forse metterlo sotto accusa, rinfacciargli il suo carattere, la sua debolezza? Quanto vale un’amicizia in cui apprezziamo l’altro per le sue virtù, per la sua fedeltà, per la sua perseveranza? Quanto vale un’amicizia che ambisca a essere premiata? Non abbiamo forse il dovere di accettare l’amico infedele esattamente come quello fedele e pieno di abnegazione? Non è forse questo il contenuto più autentico di ogni relazione umana, un altruismo che dall’altro non esige nulla e non si aspetta nulla, assolutamente nulla? E che quanto più dà tanto meno si aspetta di essere contraccambiato? Chi dedica all’altro tutta la confidenza della giovinezza e tutta l’abnegazione dell’età virile, oltre al dono più prezioso che un essere umano possa offrire a un suo simile - la fiducia più appassionata, cieca e assoluta -, e si vede ripagato con l’infedeltà e l’abbandono, ha forse il diritto di offendersi, di volersi vendicare? E se colui che è stato tradito e abbandonato si offende, se grida vendetta, era davvero un amico?”. [Sandor Màrai].
Loro mi hanno dimostrato che - nonostante il mio abbandono – era amicizia/amore vero e sincero. Mi turbo e mi pento di scelte irriverenti e distruttive, frutto di stupidità pura.

SPELL

giovedì 16 ottobre 2008, 23:05:26 | TrinakriaVai all'articolo completo
NOIUn giorno sai, per noi verrà, la libertà di amarci qui senza limiti e fiorirà il sogno a noi negato.
L'amore in noi supererà gli ostacoli e le maree delle avversità e ci sarà anche per noi nel mondo un tempo in cui l'amore vincerà…
Perché evitiamo quella verità, che niente dura per sempre
Ci nascondiamo e poi, neghiamo noi?
Sento nell'aria profumo di te, piccoli sogni vissuti con me
Ora lo so, non voglio perderti.

La tua bellezza rivali non ha…
Con te avrò mille giorni di felicità, mille notti di serenità
Dimmi che tu già il futuro lo sai, dimmi che questo non finirà mai…

Se tu fossi nella mia anima un giorno, sapresti cosa sento in me
Che m'innamorai da quell'istante insieme a te
E ciò che provo è solamente amore.
Ignaro se è magia o realtà.

[Versi liberamente tratti da alcuni testi di Josh Groban]

EVERYBODY HURTS

martedì 14 ottobre 2008, 01:56:24 | TrinakriaVai all'articolo completo
Dedicato a me stesso e a tutti coloro che hanno sofferto o soffrono, magari per ragioni ingiuste, soprattutto dedicato a coloro che stavano "cancellando" la propria vita per cause assurde (come ho stupidamente tentato di fare io...)
When the day is long and the night, the night is yours alone,
When you're sure you've had enough of this life, well hang on
Don't let yourself go, everybody cries and everybody hurts sometimes

Sometimes everything is wrong. Now it's time to sing along
When your day is night alone, (hold on, hold on)
If you feel like letting go, (hold on)
When you think you've had too much of this life, well hang on

'Cause everybody hurts. Take comfort in your friends
Everybody hurts. Don't throw your hand. Oh, no. Don't throw your hand
If you feel like you're alone, no, no, no, you are not alone

If you're on your own in this life, the days and nights are long,
When you think you've had too much of this life to hang on

Well, everybody hurts sometimes,
Everybody cries. And everybody hurts sometimes
And everybody hurts sometimes. So, hold on, hold on
Hold on, hold on, hold on, hold on, hold on, hold on
Everybody hurts. You are not alone


Tutti Soffrono

Quando il giorno è lungo
E la notte
La notte è solo tua
Quando sei sicuro di averne avuto abbastanza
Di questa vita
Beh, aspetta un attimo

Non lasciarti andare
Tutti piangono
E tutti soffrono
A volte
Qualche volta tutto è sbagliato
Ed è tempo di cantare insieme

Quando il tuo giorno è una notte solitaria
(tieni duro, tieni duro)
Se senti di non farcela più
(tieni duro)
Quando pensi di averne avuto abbastanza
Di questa vita
Beh, aspetta un attimo

Tutti soffrono
Cerca conforto nei tuoi amici
Tutti soffrono
Non arrenderti
Oh no
Non arrenderti
Se hai la sensazione di essere solo
No, no, no,
Non sei solo

Se stai sulle tue
In questa vita
I giorni e le notti sono lunghe
Quando pensi di averne avuto abbastanza
Di questa vita
Per aspettare

Beh, tutti soffrono a volte
Tutti piangono
E tutti soffrono a volte
E tutti soffrono a volte
Tieni duro
Tieni duro

FALL DOWN

domenica 12 ottobre 2008, 16:23:49 | TrinakriaVai all'articolo completo
Non sono ancora capace o non sono più capace. Ci ho provato, fallendo. I fantasmi del passato riaffiorano. Credevo di avere curato quelle ferite. Invece no. Se qualcuno dubita - anche solo per un attimo - dei miei sentimenti divento una furia. E’ un demone più forte di me. Questa mia intolleranza ferisce persone innocenti. Mi odio. Merito la mia solitudine. Rimangono le lacrime e il vuoto.

YOU AND ME

venerdì 10 ottobre 2008, 01:28:56 | TrinakriaVai all'articolo completo
Piango lacrime copiose, oltre le intenzioni...  Mi accompagnano  sentimenti di sofferta ambivalenza. Emozioni non facilmente traducibili in parole contrassegnano questo smarrimento. E' un pianto di gioia raro, misto alla mia volontà di eliminare tensioni preesistenti... Dedicandomi quella canzone tu irrompi nella mia anima e sciogli le mie emozioni, addolcisci la mia solituidine autodistruttiva e lenisci quelle ferite aperte e sanguinanti dovute a quel pezzo di vita precedente assurda, smantelli quel dolore che lascerò cadere in necrosi e mi riveli tutto il tuo amore genuino. Questo pianto innarrestabile mi annuncia l'inizio di un sentimento senza tempo... Ti ho cercata in ogni dove, ero solo un uomo solo...

LUCK

venerdì 10 ottobre 2008, 01:27:55 | TrinakriaVai all'articolo completo
Non saprei davvero come classificare determinati fenomeni. Telepatia , (dal greco τηλε, tèle – lontano –  e πάθεια, pàtheia - sentimento) precognizione (dal latino præ-, "prima" + cognitio, "conoscenza"), chiaroveggenza (dal francese clairvoyance, «visione chiara»), mentalismo (ramo dell'arte magica che si occupa di misteri e prodigi della mente)… Le cosiddette percezioni extrasensoriali o ESP e - più in generale -  le presunte "facoltà paranormali", rientrano nel campo di indagine della parapsicologia…
Ma non posso neppure rifiutare ciò che non saprei spiegare… Ho avuto una notte piena di emozioni molto intense e singolari pochi giorni or sono. Chattavo con una ragazza sorprendente che si trovava a circa 900 km di distanza e nell’arco di poche ore sono accaduti almeno tre episodi davvero singolari di parapsicologia pura! O semplicemente un feeling sbalorditivo!
Io non saprei se esiste neppure il fato, ovvero un ordine naturale prefissato nell’universo. Ma se così fosse lo ringrazio per avermi concesso l’opportunità di conoscere – ultimamente – persone fuori dal comune e non mi riferisco solamente e specificatamente ad una.
Il destino [o se preferite la fortuna] – alle volte – ci riserva avvenimenti sorprendenti. Ed io voglio prendervi parte.

DIFFERENCE

martedì 7 ottobre 2008, 05:00:29 | TrinakriaVai all'articolo completo
Partecipo ad un dibattito in un'altro blog [http://wpop6.libero.it/cgi-bin/vlink.cgi?Id=8t5fQYbjNTsxeWo2OjojPknq3OR%2BRUV7YfnkWxjElsIRwR513i5XG1q8a4NSl2D7gNdmt%2BOX2wM%3D&Link=http://giorgiasoresina.it/blog/?p%3D93] dal titolo: "Donne italiane e straniere. Le italiane sono davvero così male?" da qualche tempo e riporto qui parte del mio ultimo intervento.
Pretendere che un legame affettivo fra due individui avvenga necessariamente all’interno di un certo gruppo/tribù [in antropologia, una tribù è una società umana, cioè una unità sociale determinata, in possesso di una relativa omogeneità culturale e linguistica] significherebbe alimentare quella cultura proibizionista che vietava i legami tra persone di diversa razza (miscegenazione) e adottare quelle restrizioni che gli antropologi definiscono con il termine di endogamia adottate da alcune società nel passato come la Germania Nazista o il Sudafrica dell’apartheid…
La “dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” [art. 16] afferma: “Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione

Le motivazioni che portano ad un legame affettivo fra due individui adulti sono di vario genere e VANNO TUTTE UGUALMENTE RISPETTATE (anche se non necessariamente condivise); motivazioni sentimentali e/o sessuali, motivazioni economiche (patrimoniali) e/o politiche, motivazioni religiose. Se non affiorano contenuti necessariamente sentimentali nella scelta che deliberatamente ognuno di noi compie nella selezione di un partner c’è poco da agitarsi, nel senso che equivale a dibattere quale sia il fine ultimo di una unione tra uomo e donna. Finalità biologica (generare figli per poi educarli ed introdurli nella società) o priorità per i valori emotivi individuali nell’esigenza di ottenere rispetto formale e sociale? MA CHI SE NE FREGA! OGNUNO FACCIA COME GLI PARE! Ogni coppia sarà pur libera di scegliersi sulla base di criteri reciprocamente condivisi!!!
Molte delle attuali convinzioni della società moderna riguardo la natura e lo scopo del matrimonio (o delle unioni di fatto) e della famiglia, sono cambiate e stanno ancora cambiando… L’occidente ha visto forti crescite del numero di divorzi [secondo il rapporto Eures in Italia si separa una coppia ogni quattro minuti, davvero un dato allarmante!], del numero delle convivenze senza matrimonio, del numero di persone non sposate, del numero di bambini nati fuori dal matrimonio e pure una crescita nel numero di adulteri. È di fatto emerso un sistema che può essere chiamato di monogamia seriale. Il matrimonio si è evoluto da un patto a vita che può essere rotto solamente per colpa o morte, a un contratto che può essere rotto da ogni parte su richiesta.
Una delle novità più interessanti emersa nell’ultimo decennio nell’ambito dei comportamenti familiari in Italia è quella delle coppie in cui uno dei due sposi (o entrambi) sono di cittadinanza straniera. Un boom dei matrimoni misti che sono triplicati nell’arco di dieci anni! Si tratta di un fenomeno ancora contenuto ma di grande rilievo, sia per il continuo e rapido incremento, sia perché rappresenta uno degli indicatori più significativi del processo di integrazione delle comunità immigrate nel nostro Paese. Ogni giudizio malevolo - a tal proposito - qualifica semplicemente gli autori dello stesso…
I matrimoni misti (quasi 30.000 celebrazioni all’anno), composti da un italiano e una straniera o viceversa, sono proporzionali all’incidenza della presenza straniera nel nostro Paese e sono più numerosi nelle aree in cui è più stabile e radicato l’insediamento delle comunità straniere e – comunque – si tratta di valori decisamente più bassi della gran parte d’Europa. Nelle coppie miste, la composizione più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera, ma anche le donne italiane scelgono un partner straniero, anche se sono molto meno numerose. Gli uomini italiani che sposano una cittadina straniera scelgono - nella metà dei casi - donne dell’Europa centro-orientale (principalmente rumene, ucraine, polacche, russe e albanesi) e donne dell’America centro-meridionale (soprattutto brasiliane, ecuadoriane, cubane). Le donne italiane che sposano un cittadino straniero, invece, mostrano una preferenza per gli uomini di origine nordafricana per lo più provenienti dal Marocco o dalla Tunisia. Il fenomeno dei matrimoni misti riguarda, dunque, in larga misura coppie in cui la sposa o lo sposo provengono da un paese a forte pressione migratoria. L’osservazione impietosa ed approssimativa della condizione economica e sociale degli immigrati in cerca di un’opportunità di lavoro e di reinserimento sociale - che purtroppo fanno alcuni - è una forma di razzismo che non tiene conto dei quasi 30 milioni d’italiani che hanno lasciato l’Italia - nei secoli XIX e XX – per le stesse ragioni…
Nelle coppie miste non si riscontra più la tradizionale “similitudine” tra gli sposi che caratterizza da sempre i legami coniugali nel nostro Paese. Altro motivo per sollevare giudizi di ogni tipo... Vuoi dire che siccome le ragazze straniere che preferiscono gli uomini italiani sono più giovani e istruite delle nostre connazionali si debba essere moralmente perseguibili? Quando le nozze riguardano due cittadini italiani, le differenze di età sono contenute (in media lo sposo ha 3-4 anni più della sposa) ed esistono frequenti analogie per quanto riguarda il livello di istruzione. Nel caso dei matrimoni misti, al contrario, si riscontrano maggiori differenze di età e di titolo di studio tra gli sposi. Per quanto riguarda l’età, il divario più accentuato si registra nella tipologia sposo italiano e sposa straniera; nella metà di queste coppie, infatti, lo sposo ha almeno dieci anni di più della sposa. Le cittadine straniere che sposano un uomo italiano hanno un titolo di studio superiore a quello del coniuge più spesso di quanto non accada nelle coppie di italiani. Anche le spose italiane che scelgono un marito straniero, mostrano una maggiore preferenza per gli uomini con un titolo di studio più elevato del loro…
Infine, i matrimoni misti sono spesso secondi matrimoni, si vede che il maschio italiano non vuole perseverare nell’errore...  :-)
La coppia mista - dal mio punto di vista e per la mia esperienza personale - è un prezioso laboratorio culturale, se poi i maligni pensano che sposare un italiano può essere una scorciatoia per ottenere la cittadinanza, facciano pure, la cosa non mi sfiora, nè riguarda minimamente...
Non pratico l'endogamia.

OVERTURE

martedì 7 ottobre 2008, 04:58:35 | TrinakriaVai all'articolo completo


FRIENDLY

mercoledì 1 ottobre 2008, 23:26:18 | TrinakriaVai all'articolo completo
AMICIZIAIeri notte ho letto un post [“Una rosa nel mio giardino”]. Parlava di un bozzolo di rosa speciale. C’era anche un’immagine allegata. Circa 24 ore dopo ho ricevuto un link aprendo il quale compariva quel bozzolo di rosa…  Ho riletto il post e mi sono accorto che si trattava di una raffinata metafora per descrivere l’inizio di una possibile amicizia,  ma ciò che mi ha piacevolmente sorpreso è che raccontava la nascita della nostra amicizia! Un gesto che apprezzo moltissimo e che mi ha davvero emozionato. Assegno a questo fiore allegorico e al tuo post un valore ed un significato importante mia dolce, cortese, garbata, elegante, sensibile, romantica e affettuosa amica…
Tutti gli esseri viventi si esprimono nel modo a loro più consono, comunicano con il mondo che li circonda, a volte volontariamente altre in maniera inconscia. Anche i fiori hanno una propria intrinseca capacità comunicativa che dipende dal tipo, dalla varietà e dal colore che li contraddistingue. Queste valenze sono state attribuite ai fiori nel corso dei secoli da poeti, da leggende tramandate di generazione in generazione, da studiosi. I fiori comunicano attraverso un proprio linguaggio, frutto dei valori assegnati loro dall’uomo.
Contraccambio facendoti un dono simbolico… Una pianta sacra l’AMARANTO [dal greco amarantos e cioè "che non appassisce”]. Di qui il significato attribuito ad essa dai Greci di pianta dell'amicizia, della stima reciproca e più in generale espressione di tutti i sentimenti veri che non dovrebbero mai cambiare con il trascorre del tempo, in quanto eterni e unici. E un GLICINE  che – secondo gli orientali – rappresenta l'amicizia tenera e reciproca, come pure la disponibilità.
Non è la prima volta che incontro persone straordinarie qui. E' - invece - la prima volta che allego una foto a colori ad un mio post perché attendevo un’occasione speciale…
Sono felice.

THANKS

mercoledì 1 ottobre 2008, 03:55:31 | TrinakriaVai all'articolo completo
AMOREElisa, Gianna, Federica, Antonella, Elena, Manuela, Cristiana...
Grazie!
Dayami, Helen, Oksana...
Gracias! Dankie! Спасибо!
Un ringraziamento anche a Denise e ad un'altra persona che - per adesso - non voglio nominare...

OVERWHELMING LOVE

lunedì 29 settembre 2008, 02:50:58 | TrinakriaVai all'articolo completo
DISPONIBILITA"Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che tu leviti, voglio che tu canti con rapimento e danzi come un derviscio. Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla. Lo so che ti suona smielato, ma l’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi, io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo?
Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore. Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, beh… equivale a non vivere.
Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto.
Esiste il colpo di fulmine? Si! "

E' una monologo tratto dal film "Vi presento Joe Black", un film del '98 di Martin Brest con Jeffrey Tambor, Brad Pitt, Anthony Hopkins, Claire Forlani di cui l'amica ONLY mi ha segnalato il link [in lingua originale]:
http://www.youtube.com/watch?v=_nvREW3EbOg

CHAUVINISM

sabato 27 settembre 2008, 04:27:55 | TrinakriaVai all'articolo completo
"Ci sono pecore buone e cattive. Quelle buone danno tanta lana, fanno tanto latte e tanti agnelli. Quelle cattive non mi interessano, non le saprei riconoscere a meno che essere cattive non significhi fare poca lana, poco latte e pochi agnelli. Indipendentemente dal fatto che siano tutte buone, so per certo che sono di una razza diversa dalla mia e so per certo che molti sanno che le pecore appartengono ad una razza diversa. Anche le donne. Anche le donne appartengono ad una razza diversa, diversa da quella delle pecore ma anche da quella degli uomini anche se molti non ci pensano nemmeno. Stabilito questo è bene cominciare a capire perché è nata questa confusione. Sesso. Fin dalla prima adolescenza un maschio viene assillato da una certa urgenza di togliersi un problema ripetitivo. Tra i suoi modelli culturali non c’è (salvo in passato, in alcune zone rurali) quello di accoppiarsi con un animale anche  se farlo rappresenterebbe la soluzione. Non c’è questo modello per una questione di razzismo, perché le differenze sono troppo evidenti e perché il feedback è troppo limitato. La ricerca avviene verso un individuo simile fisicamente, simile ma non troppo perché una eccessiva somiglianza dell’altro sconfinerebbe nell’omosessualità. E allora, tra gli animali domestici del suo cortile, l’uomo sceglie una cosa morbida, senza troppo pelo, meno forte di lui e ne approfitta. Più volte. Per mantenerla in carne e morbida la mantiene, per evitare che il pelo cresca la manda dall’estetista; in compenso continua ad usarla fino a quando anche lui si convince che lei è la sua compagna, fino a quando questa follia degenera e lui si convince che questa cosa è femmina (perché lui è maschio) e che è della sua stessa razza (perché lui non è un degenerato)".
Così nasce la donna.
COSI' PENSA UN MASCHILISTA!
Più di cento motivi per combattere il maschilismo dilagante. ..

1.     Se la donna fa solo la casalinga è un'emarginata, se lavora non ha mai il tempo per dedicarsi ai propri interessi.
2.     Nel tempo libero l'uomo si diverte, la donna pulisce.
3.     Le donne svolgono due lavori e si sono rassegnate.
4.     Il marito rimprovera la moglie quando spende troppo per la spesa, ma lui non la fa mai.
5.     Gli uomini non "smerdano" i bambini.
6.     Quando una donna si ammala ed è costretta a ricoverarsi, il marito non si preoccupa minimamente di curare la casa.
7.     La donna prepara il mangiare e il marito si lamenta.
8.     Non si comincia a mangiare se in tavola non c'è l'uomo.
9.     Sono le donne a dedicarsi all'educazione dei figli (andamento scolastico, abbigliamento...).
10.  Le critiche sull'educazione sbagliata, impartita ai figli, ricadono tutte sulla donna.
11.  Le opinioni di un padre di famiglia contano di più di quelle della madre.
12.  I programmi televisivi sono sempre scelti dagli uomini.
13.  Gli uomini hanno la macchina più grossa.
14.  Se insieme vanno in macchina è sempre lui a guidarla.
15.  Perché la donna deve perdere il suo cognome quando si sposa?
16.  I figli devono per forza assumere il cognome del padre.
17.  Le ragazze devono rendere conto di ogni loro azione ai genitori, i ragazzi no.
18.  I genitori spendono più volentieri i loro soldi per mandare a scuola il figlio maschio.
19.  Le ragazze non sempre possono avere il motorino, la macchina ... con la stessa facilità dei ragazzi.
20.  Le ragazze non sempre possono frequentare discoteche, bar, gruppi di ragazzi, cinema, pub... con la stessa libertà dei ragazzi. I genitori temono "spiacevoli incidenti", per cui non rischiano o rischiano molto meno. Ma senza esperienza le figlie restano immature.
21.  La responsabilità delle ragazze nell'assolvere le faccende domestiche è molto più grande di quella dei ragazzi, ma questo non procura loro maggiori gratificazioni da parte dei genitori.
22.  A parità di diploma lui fa il dirigente, lei la segretaria. Le possibilità di carriera per la donna sono esigue.
23.  Vi sono lavori (e cariche pubbliche) quasi esclusivamente maschili: Presidente della Repubblica, Procuratore, Magistrati (Giudici, Avvocati, Notai...), Prefetto, Pretore, Questore, Direttore o Funzionario di banca, Dirigente di azienda (manager), Provveditore agli studi, Ministro, Chirurgo, Regista, Produttore, Agenti di cambio, Stilista, Pilota di aereo, Poliziotto, Carabiniere, Disc-jockey, Taxista...
24.  Se una donna vuol fare la meccanica o la camionista non dovrebbe incontrare "resistenze".
25.  Non si è mai visto un "domestico".
26.  Ancora si ritiene che la donna abbia capacità inferiori a quelle dell'uomo. Anche molte donne si sono lasciate convincere di questo.
27.  Qualunque lavoro svolge la donna non è mai considerato "perfetto" agli occhi degli uomini.
28.  Se una segretaria "non ci sta" col capo, rischia d'essere licenziata.
29.  Vengono assunte più facilmente segretarie belle e attraenti, possibilmente nubili.
30.  La donna che raggiunge una certa posizione nel lavoro, si presume l'abbia raggiunta grazie al sesso.
31.  Il lavoro della casalinga non è retribuito.
32.  Si crede che la donna non sia in grado di svolgere lavori pesanti, ma in realtà chi lavora meno è l'uomo.
33.  Il servizio militare (e civile) femminile non esiste.
34.  Nei lavori estivi molte donne vengono assunte in "nero".
35.  Negli alberghi di lusso i camerieri sono solo uomini. In tutti gli alberghi il maître e il capo-cuoco sono sempre uomini, le segretarie sono donne e così le addette alle pulizie. Nei ristoranti il pizzaiolo è sempre un uomo.
36.  Negli ospedali chirurghi e anestesisti sono sempre uomini, dottori e professori quasi sempre uomini, infermiere (anche nei reparti maschili) sempre le donne.
37.  In politica prevale nettamente la figura maschile, nonostante che la percentuale delle donne votanti sia superiore a quella maschile.
38.  I titoli di studio s'intendono sempre al maschile (ragioniere, avvocato, dottore...).
39.  I maschi sono sempre più indisciplinati, meno studiosi, più superficiali quando si deve discutere di qualche argomento.
40.  Ci sono scuole quasi solo maschili (Comandini, Lugaresi, Agraria, Iti, Geometri, ecc.) e scuole quasi solo femminili (IPF, Magistrali, Segretari d'azienda, ecc.).
41.  Nelle scuole materne non ci sono maestri maschi.
42.  L'uomo ha un atteggiamento o protettivo o di sfruttamento: in entrambi i casi perché si sente più forte.
43.  Se la ragazza "non ci sta" viene definita una "suora", se "ci sta" una "poco seria".
44.  E' soprattutto lui a fare delle "avances", anche se lei non vuole.
45.  Nel gruppo la ragazza deve adeguarsi ai programmi dei ragazzi.
46.  Se l'uomo non è "vergine" è considerato più "uomo"; se non lo è la donna, è perché è una "donnaccia".
47.  Quando decide d'innamorarsi l'uomo pretende sempre una ragazza vergine.
48.  E' sempre la donna che deve aspettare che l'uomo le chieda di sposarlo.
49.  Oggi l'uomo pretende che la donna sia sessualmente più disinvolta, ma poi si riserva sempre il diritto di giudicarla male.
50.  La donna è continuamente soggetta al ricatto dell'uomo che minaccia di lasciarla se lei "non ci sta".
51.  E' prerogativa di un uomo "abbordare", se lo fa una ragazza lui si sente im-barazzato.
52.  I maschi vengono considerati i migliori ballerini.
53.  Nella distribuzione dei biglietti-sconto vengono sempre usate le ragazze.
54.  L'offerta del biglietto-omaggio d'ingresso alle ragazze le fa sentire diverse.
55.  Se un ragazzo lavora in discoteca è uno "importante", se è una ragazza è una "facile".
56.  Le ragazze che vanno sole in discoteca o nel pub vengono considerate come quelle che vogliono "adescare".
57.  C'è ben poca considerazione per il calcio femminile.
58.  Le donne hanno vinto tre volte il campionato europeo di calcio, ma nessuno lo sa.
59.  Carolina Morace, migliore giocatrice di calcio italiana, presente in nazionale, prende 60 milioni l'anno. Un giocatore, anche scarso, di serie B, prende oltre 100 milioni.
60.  Il controllo antidoping nel calcio femminile c'è sempre stato, in quello maschile no.
61.  Gli arbitri sono tutti uomini.
62.  Un tempo alle donne non erano permessi certi sport, ora li può praticare, ma senza l'appoggio di sponsor, pubblicità, ecc.
63.  Telecronisti e radiocronisti sono tutti uomini.
64.  Non ci sono donne nell'automobilismo, nella boxe, nei rallies.
65.  Le donne che vanno a vedere le partite di calcio vengono considerate delle incompetenti, per cui non possono esprimere giudizi.
66.  All'uomo il pensiero, alla donna l'immagine.
67.  Nello spettacolo televisivo: la donna-oca, la donna-valletta, la donna-corpo... Oggetto di consumo e di sesso: per vendere prodotti commerciali, per ottenere l'audience, per non far pensare...
68.  L'uomo sfrutta le pornostar per umiliare non solo questo tipo di ragazze, ma anche tutte le donne.
69.  In Tv le donne sono tutte belle, attraenti e piacevoli: donne "normali" non esistono. Questo provoca dei complessi di inferiorità.
70.  Nelle telenovelas le donne sono o disperate, o poco serie, o vendicative.
71.  Negli spot sui pannolini per bambini o sui detersivi l'uomo non appare quasi mai.
72.  Negli spot su shampoo, bagnoschiuma, creme varie, yogurt... spesso si usa la donna nuda o seminuda.
73.  Da poco le donne presentano i TG, e devono essere tutte "belle".
74.  Le donne cattive nei cartoons sono sempre delle streghe.
75.  La donna appare sempre come un optional facilmente disponibile.
76.  Nei giornali femminili dedicati al tempo libero, gli inserti pubblicitari si occupano quasi esclusivamente di cose inerenti alla vita domestica (ricamo, uncinetto, maglia, cucito, ricette...).
77.  E' scandaloso Il processo del lunedì, dove la donna ha un ruolo irrilevante e serve soltanto a indurre l'uomo a seguire di più la trasmissione.
78.  Gli stilisti son quasi tutti maschi.
79.  Perché si criticano le donne se indossano abiti sexy, quando sono gli stilisti uomini a creare questa moda?
80.  Vanno aboliti tutti i concorsi delle Miss, dove la donna è oggetto di esposizione, animale di una fiera.
81.  Nei processi per stupro, gli avvocati che difendono l'uomo la prima cosa che dicono è che lei "c'è stata".
82.  In questi processi se la donna non dimostra d'aver preso botte da orbi, di sicuro per i giudici "c'è stata".
83.  Chirurgo, geometra, ingegnere...: qual è il femminile?
84.  La parola "capo-famiglia" fa venire in mente solo un uomo.
85.  Non si dice mai "la" presidente o presidentessa.
86.  Del maschio si scrive "egli", ma della femmina chi scrive "ella"?
87.  Nelle imprecazioni tipo "puttana miseria", non ci si rivolge mai agli uomini.
88.  Si dice "la segretaria del capo" o "la mia segretaria" (come se fosse una servetta).
89.  Ci sono proverbi e frasi fatte che una donna può considerare offensive: "Moglie e buoi...", "La ragazza è come una sigaretta...", "Donna baffuta...", "Sei una femminuccia", "Donne e motori...", "Donna al volante...", "Il sesso debole", "La curiosità è femmina", "Lei è un uomo o una donna?"...
90.  Se un uomo ha molte donne è "tosto", se una donna ha molti uomini è una "puttana".
91.  Se una donna veste in modo stravagante è poco seria, se lo fa l'uomo è un originale.
92.  Se l'uomo arriva al successo è stato bravissimo, se ci arriva la donna è perché è andata a letto con qualcuno.
93.  Se un uomo possiede cose di lusso viene giustificato, la donna viene criticata.
94.  Se un uomo dice parolacce è cosa normale, se lo fa la donna è perché è un "maschiaccio".
95.  La puttana è "puttana", il magnaccia è un "affarista".
96.  La prostituta è una vergogna, lo gigolò è uno che ha esperienza.
97.  L'adulterio: per l'uomo un'avventura, per la donna una vergogna.
98.  Il tempo libero: gli hobby maschili sono seri e impegnativi, quelli femminili sono stupidi.
99.  A Capodanno la prima a entrare in casa non deve essere una donna.
100. Quando succede un incidente per strada si pensa sempre che al volante ci sia una donna.
101.  La maternità viene ritenuto un problema esclusivamente femminile.
102.  Gli uomini sono convinti che il problema femminile debba essere risolto solo dalla donna, e non si rendono conto che sono loro la fonte di questo problema.

UOMINI, AMATE LE DONNE, ANZICHE' ARROVELLARVI IL CERVELLO CON STUPIDAGGINI ASSURDE!

MORALITY

martedì 23 settembre 2008, 04:05:56 | TrinakriaVai all'articolo completo
Non credevo che le esperienze maturate, quando ero molto giovane, attraverso lo scoutismo e i giochi di osservazione denominati “Giochi di Kim” mi avrebbero permesso – sin da allora – uno straordinario sviluppo dei canali percettivi e che – più tardi – nell’esercizio della mia professione avrei consolidato e messo a frutto dette capacità. Certe abitudini di vita quotidiana e determinati condizionamenti soffocano  lo sviluppo armonico dei cinque sensi.
Infine la pratica ventennale delle arti marziali cinesi (Wushu) mi ha permesso una migliore conoscenza delle mie capacità, dei miei limiti e un uso coordinato ed equilibrato del corpo e ha reso più viva la curiosità, la prontezza di riflessi, l'abitudine ad essere attento.
Così attraverso l’osservazione dei comportamenti umani si possono compiere delle straordinarie ricerche/indagini empiriche, ovvero derivate dai sensi e dall’esperienza.
Sono un osservatore. Amo osservare liberandomi dai preconcetti e dalle idee precostituite che mi impediscono di vedere. Osservare, guardare, poter vedere al di la dei muri e delle apparenze, prestare attenzione a particolari apparentemente insignificanti che ti permettono di penetrare nell’animo umano [Milton H. Erickson docet].
Così ogni situazione mi insegna qualcosa. Mentre bevo il solito cappuccino al bar sotto casa - e parlo con il barista - osservo gli altri. Le mamme, gli adolescenti, gli avventori... Come si vestono, come si comportano, quel che dicono... Poi rifletto e giudico. Ovvero formulo un giudizio morale, anche se prima di qualificare su un piano morale un comportamento umano occorre considerare diversi aspetti…
Cosa significa agire moralmente? Cosa distingue un comportamento decoroso da un comportamento vergognoso?  Fu il primo Presidente degli Stati Uniti [Washington] a scrivere un interessante galateo, per molti versi ancora attuale: “Regole di civiltà e di comportamento decoroso”.
La  coscienza di ognuno può essere più o meno sviluppata convenientemente e gioca un ruolo fondamentale, ma ogni singolo individuo non necessariamente ha raggiunto una maturità morale. La morale non si acquisisce solo grazie alla memorizzazione di norme e di regole, per passiva condiscendenza o a forza di discussioni scolastiche astratte; noi ci sviluppiamo moralmente perché impariamo come stare con gli altri, impariamo come comportarci. L’evolversi del giudizio morale cresce – indubbiamente – attraverso una serie di stadi [Kohlberg] che ora non elenco.
Infatti, il bambino continua a cercare suggerimenti su come ci si dovrebbe comportare e li trova, in abbondanza negli adulti… L'individuo impara le norme del comportamento morale attraverso l'esperienza. I comportamenti morali inizialmente vengono acquisiti non tramite rinforzo ma appresi spontaneamente attraverso l'osservazione e l'imitazione. Un comportamento infatti, per essere rinforzato, deve prima prodursi spontaneamente [Bandura].
[Imitare gli adulti?!! Forse gli adolescenti e i giovani d'oggi davvero seguono l'esempio dei loro genitori, mi viene da pensare... E i risultati sono sotto gli occhi di tutti!].
Gli studi e le ricerche sullo sviluppo morale [Piaget] ci indicano che le prime regole vengono rispettate non per il loro significato, ma perché dettate dall'adulto e per questo considerate inviolabili e fisse. Successivamente, una progressiva consapevolezza, suggerisce che le regole non sono immutabili ma sono dovute al consenso reciproco e che per questo possono essere cambiate. Si obbedisce non per rispetto all'autorità ma per rispetto alle aspettative e al benessere altrui (morale della responsabilità soggettiva).  
Nasce così il concetto di giustizia. Inizialmente è una giustizia retributiva [giustizia a carattere individuale sotto forma di sanzione/punizione rapportata all'errore/al danno compiuto "occhio per occhio,dente x dente"], successivamente, in fase di autonomia morale, la giustizia sarà distributiva [giustizia anche in senso sociale, non tanto per punire ma x ristabilire un ordine, "non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi", una moralità fondata sulla reciprocità e sull'intenzione e non sull'obbedienza].  
Evito le prospettive psicoanalitiche sull’argomento [Freud - M.Klein - Jakobson] perché – ora – non mi interessano.
La moralità – alla fine – non è altro che la capacità, [oggettivamente dimostrata], di resistere alla tentazione di infrangere una norma o una regola, anche quando appare improbabile l’essere scoperti o puniti.
Quando esco da quel bar ho la sensazione di vivere tra gente di moralità dubbia e sempre più spesso - osservando intorno a me - noto il dilagare di comportamenti indecorosi…

SUGGESTION

domenica 21 settembre 2008, 02:16:09 | TrinakriaVai all'articolo completo
LA SPERANZAMy perfect!
To me your words are again expensive, I cannot live more without these words. And this short time which should pass before we can will meet, becomes for me eternity of suffering. But this suffering cannot break my soul as I am ready to suffer and wait, but the most important thing, that now I precisely know, that our meeting will soon be carried out. And now I can feel the biggest pleasure which only is possible in my life. Slowly solar beams of pleasure cover my soul, and gently embracing a wind whispers me your name, and from this sound which means boundless pleasures, I burn down, as if a flame in night, shining all poor life. To you I did not know, that my feelings are capable of such depth and flight in pleasure and pleasure heavens. To you I did not know, that the rain behind a window can present to me your heat with which you have awarded it that it has passed me it, without you I could not feel in the soul new desire of a life in which for me there will live such remarkable man, capable to understand me and which I can understand completely. Probably something takes cover from my eyes, but nevertheless I know now how to make your world more happily, and I know, that it is pleasant to you. I will wait our meeting that my and your happiness became full, and we could connect them in a single whole to create the world of light and pleasure, to create the world in which a rain the caress will cover our bed from colours from all world of fear and a pain. We can love each other infinitely, we can give each other any desires and execute them. We can tell each other any dreams which lived in our soul and together to achieve their execution. Only to stretch two hearts to a smog on a meeting each other the beams of love and this thread of connection when will not tear. I stretch to you the hands, take them in hand and press to heart in which you store the light feelings. A kiss my hands, also kiss me everything, I wait for this caress. Candles in your house of a candle that their dim light could outline contours of our bodies let burn and light in them infinite passion and love fire. Also close the moon a blanket that this night who could not see us because this night only for us one will sing the tender songs of love because I live only for you, and my heart rejoices to these perfect thoughts and shivers at one only think, that you will soon touch it. I wish to fall in your hands. I want, that you have felt as the hand blows of my gentle heart, it will tell to you that I wish to be with you.
Your perfect lady.
ANNA

HOPEFUL

giovedì 18 settembre 2008, 15:40:33 | TrinakriaVai all'articolo completo
11690Nessuno fa caso all'acqua che evapora dopo le piogge, quando torna il sole.
Poco importa se in quell'acqua ci sono anche le lacrime spese a piangere per amore,
per dolore.

L'acqua evapora, torna nell'aria e torna nei nostri polmoni, respirando il vento che ci investe il viso, e le lacrime tornano dentro di noi, come le cose che abbiamo perso.
Ma nulla si perde davvero.

Ogni secondo che passa, ogni luna che sorge, non fanno altro che dirci:



Vivi, vivi e ama quello che sei,
Comunque tu sia,
Ovunque tu sia.
Guarda in alto verso il sole,
chiudi gli occhi
e non stancarti mai di sognare.

La vita è troppo breve per non essere felici....

MEMOIRS

martedì 16 settembre 2008, 19:07:43 | TrinakriaVai all'articolo completo
NOIRicordo...
Il mio primo invito a quella festa di Milano, le foto con i sosia di cantanti e attori famosi. Stavi troncando una storia ed eri felice di distrarti...
Quella volta che mi avvicinai a te mentre ballavi e per la prima volta ti sussurrai un timido complimento...
Quando mi offristi - quella notte - una, due, tre bottiglie di vino e i primi titubanti tentativi di baciarti, mentre eravamo già un po’ brilli… E la mia  buffa strimpellata alla chitarra mentre tu - divertita - mi prendevi in giro...
La prima volta che tu mi raggiunsi, senza esitazioni, per fare l’amore...
Quando iniziò la nostra storia e dormivamo in un divano [del mio locale] e sotto al tuo piumone facevamo i primi pallidi progetti per il futuro...
Il tuo primo rientro in Patria e le mille incertezze per il futuro e i diecimila problemi con il permesso di soggiorno…
Il tuo entusiasmo quando al telefono ti annunciai di aver trovato finalmente una casa per noi e ti descrivevo l’appartamento di cui ero molto entusista…
Quando, tornando in Italia, uscisti all'aeroporto accompagnata da un poliziotto e la mia paura che ti rimandassero indietro fu fortissima...
Quando sei entrata la prima volta nella casa in cui abbiamo convissuto per quattro anni, e la tua immensa soddisfazione…
Quando mangiavamo affettati freddi su un tavolino di plastica e lavavi i piatti in bagno in attesa di tempi migliori…
La prima nostra gita, organizzata in piena notte - all'improvviso - e l’arrivo al tramonto, romantico e indimenticabile…
Quando facemmo l'amore dopo quella cena meravigliosa e ci portammo una bottiglia nella camera d'albergo con il bicchiere, ceduto in prestito dal ristorante, che volò per terra perchè eravamo euforici...
Quella bellissima telefonata a tua mamma nella cabina pubblica alle "Cinque Terre". Non stavi nella pelle. Eri felicissima e dovevi assolutamente esprimere la tua gioia...
Le cene preparate con cura a casa nostra per te (e talvolta per gli amici) e le bottiglie di vino bevute in allegria…
I primi acquisti importanti per la casa che diventava sempre più accogliente, la splendida cucina con il lavastoviglie e l'enorme frigo "americano"... 
L’entusiasmo quando ti rilasciarono, finalmente, il permesso di soggiorno, dopo code estenuanti, dopo mille incertezze, dopo fatiche enormi…
I nostri primi successi. Tu una studentessa modello con la tua successiva e meritata laurea breve. Io un professionista apprezzato con la mia agenzia investigativa... 
Quando andasti all'estero a trovare tua nonna materna, oramai anziana. Le nostre telefonate, il conto alla rovescia prima di tornare assieme… Quando venni a prenderti alla stazione il cuore mi batteva a mille e ti preparai molte sorprese.  Furono giorni indimenticabili…
Natale e gli addobbi ogni anno più ricchi e vivaci con la nostra voglia di allegria. E di quando mi regalasti la chitarra...
Le visite di tua mamma ad anni alterni e il mio desiderio di portarla ovunque e dimostrarle quanto fossi innamorato di te e desideroso di renderti felice...
Le nostre vacanze nel tuo Paese d'origine per conoscere tuo padre che compiva 50anni e la mia voglia di fare la migliore figura possibile perchè tu fossi orgogliosa di me...
La Corsica e quel vestito bianco che ti rendeva la donna più sexy che avevo mai conosciuto...
I nostri caffè in terrazzo durante l’estate ed il nostro orgoglio per i quei 50 vasi di piante che assieme curavamo con dedizione…
Quel pranzo strepitoso, dopo aver visitato l'acquario di Genova, che non avresti voluto pagare perché eri brilla... O di quella volta all’”Angolo Greco” che ci siamo divertiti a ridere come due pazzi per quella coppia comica... Il stravagante caffè "Leri" o l'elegante e raffinato “La Montanella” di Arquà Petrarca.
Il concerto di Gigi D'Alessio in prima fila [vicino ai giocatori della Juve] e di quando ti feci fare una dedica personale da Laura Pausini sulla sua foto...
Il forte di Fenestrelle e la passeggiata reale, il trekking in Val di Susa e i suoi rifugi, il Pian della Musa e i suoi castori, la Sagra di San Michele, il parco di Pallavicino e le sue meraviglie, il lago maggiore con Stresa e le isole Borromee, il lago di Garda con la stupenda Sirmione, Gardaland, la Versilia e Viareggio e il carnevale e quel ristorante meraviglioso ricavato in un mulino, Lucca e Pisa, Alassio e Varazze e quella pattinata sul lungomare, le grotte di Toirano, le feste dell’unità a settembre con quelle abbuffate indimenticabili, le decine di uscite culturali alla scoperta della nostra città per musei, mostre, monumenti, basiliche, castelli, chiese… La dentera di Sassi e Superga, il Veneto, Venezia e le sue meraviglie, Verona  e l’Arena, Padova e i Colli Euganei.  Monselice e il suo suggestivo borgo antico, Mantova. La Valle d’Aosta con il capoluogo e Courmayeur, la visita alla Repubblica di San Marino...
La maratona e le passeggiate in città sui pattini in linea o in bici alla Mandria...
Il 20 aprile 2008 - dopo un anno che mi hai lasciato - mi scrissi un sms inaspettato che mi riscattò da ogni ingiusto senso di colpa: "Non troverò mai nessuno come te. Non ho ancora conosciuto nessuno che meriterebbe la metà della stima e del rispetto che ho per te. Porta la testa alta Alessandro! Tu VALI. Spero che troverai una compagna meravigliosa..."
Io ancora l'aspetto quella compagna meravigliosa, credevo d'averla trovata, ma mi ero illuso o sbagliato. Ora, come ho già detto, ho ricominciato a vivere a colori e ho voglia d'amore. 

VANITY

mercoledì 10 settembre 2008, 13:46:23 | TrinakriaVai all'articolo completo
"La vanità è decisamente il mio peccato preferito'', recitava Al Pacino in uno dei passaggi più caldi del cult movie ''L'avvocato del diavolo''. La vanità, così come la bellezza, nasconde sempre una doppia anima. Una è quella peccaminosa, diabolica e sopratutto pericolosa. E' la vanità che fa rima con superbia e con orgoglio, il peggiore dei sette peccati capitali, dal quale tutti gli altri prendono origine. L'altra è quella che sa dare stimoli, coraggio e sicurezza. Anche se credo che un pizzico di vanità sia indispensabile per affrontare la società moderna... E' quella presunzione che, in piccole dosi, è capace di far credere in sé stessi, di far contare sulle proprie capacità. Due facce della stessa medaglia, dicevo, proprio come per la bellezza. Una dote, quest'ultima, capace di sedurre e coinvolgere, ma anche di rapire, convincere o corrompere. Alcuni considerano il fascino come uno squisito dono della natura, altri, invece, lo temono come fosse un'arma. Eppure, il concetto è sempre lo stesso: cambiano canoni, mode e tendenze, ma la bellezza rimane sempre uguale a sé stessa, un elemento centrale dell'intera storia dell'uomo.
La vanità - comunque - è sicuramente uno dei difetti più inutili che una persona possa portare con sé: non solo non offre nessun vantaggio pratico (se non una patetica autogratificazione), ma è uno degli ostacoli più grandi alla realizzazione di rapporti umani sinceri e duraturi.
Esistono sostanzialmente due tipi di vanità: quella cosciente e quella
inconscia. La prima è tipica per esempio del miliardario che fa sfoggio della sua ricchezza, sapendo che gli altri lo invidiano, a volte lo temono: la gratificazione nasce dalla constatazione della propria superiorità economica e può trasformarsi negativamente o positivamente (pensiamo a chi dà un sontuoso ricevimento per far sapere a tutti che donerà un miliardo in beneficenza). L'esempio appena fatto riguarda la ricchezza, ma si possono fare esempi simili per ogni attività umana che presupponga, indirettamente o direttamente, una graduatoria: a scuola il vanitoso si vanta dei suoi voti, nello sport dei suoi risultati ecc. La vanità cosciente è odiosa (soprattutto per chi la subisce), ma almeno ha una sua ragione di essere: produce una gioia effimera, che dura finché la situazione è sostenibile. In assenza di condizioni facilitanti (per esempio successo e/o ricchezza), spesso il vanitoso alterna momenti di grande euforia a momenti di grande delusione, ma, anche nei momenti positivi, l'ostilità delle persone che ha intorno inquina pesantemente la sua vita.
Ben più patetica è la vanità inconscia: individui apparentemente normali (in graduatoria sono a metà classifica, se non in fondo) fanno di tutto per poter apparire migliori di quello che sono, illudendosi di essere ai vertici; quasi sempre barano con sé stessi o con gli altri. Ovvio che prima o poi il bluff non regga e la verità si abbatta su di loro come fulmine a ciel sereno.
La vanità è la gioia degli stupidi.
P. S.
Volevo pubblicare una  mia foto al mare di una settimana fa, giusto appunto per spirito di contraddizione o per emulare molti post di blogger del dopo-vacanza o per provocazione, poi la mia vanità mi ha suggerito questo post scriptum, così i curiosi possono aprire il link "My Photos" e andarsela a guardare! [43 anni e non sentirli...]. Oppure cliccare il seguente link:

SATISFACTION

martedì 9 settembre 2008, 03:50:24 | TrinakriaVai all'articolo completo

Sono felice di averti sentita...

CHANGE

venerdì 5 settembre 2008, 04:24:14 | TrinakriaVai all'articolo completo
alkaemia_pensieri... Mi devo reinventare. L'ho già fatto un tempo, e posso farlo ancora. Proverò cosi a cambiare la mia vita.






Perchè tutto intorno cambia ed è fatica riconoscere i bisogni - quelli veri - dai fasulli [che sono tanti e sono così prepotenti].

Ho ricominciato a vivere a colori. A me piace più di prima la mia vita, perchè si è pulita ...

GOING AWAY

sabato 23 agosto 2008, 02:10:58 | TrinakriaVai all'articolo completo
Sei giunta facendomi una piacevole e inaspettata sorpresa. Sono stati giorni gioiosi e intensi. Ed ora tu, i tuoi meravigliosi occhi azzurri ed il tuo italiano stentato già un po’ mi mancate… Adesso, sinceramente, non sono pronto per amarti e non ho voluto illuderti, ma sulla mia amicizia puoi già contare. Fra tre mesi - quando ci rivedremo - scopriremo insieme quel che la vita ci vorrà riservare...
Non lascerò che la paura di amare ancora mi annulli, non permetterò che alcune cellule impazzite, sospese fra mari di promesse e fiumi di speranze, anneghino il mio presente in ruscelli di vita ricchi solo di rimpianti per ciò che non potrò avere...
Do svidaniya [До свидания].

INFINITE LOVE

venerdì 15 agosto 2008, 01:35:05 | TrinakriaVai all'articolo completo
CUORE SPEZZATOOggi mio padre avrebbe compiuto 67 anni... Semplicemente mi chiedo se ci fossero stati ancora adesso coloro che abbiamo amato e vorremmo ancora amare come sarebbe diversa la nostra vita. Probabilmente migliore. Non dovremmo mai trascurare coloro che amiamo. Io l'ho fatto...

TRUE LOVE

domenica 10 agosto 2008, 00:02:37 | TrinakriaVai all'articolo completo
SUICIDIOGuardando il film - stasera - "Le pagine della nostra vita" mi sono nuovamente [forse stupidamente] commosso...
Dal buio del presente e della mia voluta e sofferta solitudine mi sono imbarcato a ritroso nelle sacche della memoria per ricordare...  La vita è fatta di incognite, regala e toglie... Il tempo cura le ferite. Ancora - io - le mie non le ho guarite.
Non credo vorrò scrivere - almeno per un po' - in questo posto [magari continuerò a leggere e commentare chi merita il mio interessamento], perchè penso che i miei piagnistei non siano utili ad alcuno, neppure a me stesso. Autocelebrazioni e lamenti se ne leggono già abbastanza in altri blog...
Grazie a tutti coloro che mi hanno manifestato simpatia e affetto.

SCARRED

sabato 9 agosto 2008, 01:06:14 | TrinakriaVai all'articolo completo
 
GUERRIEROEpoca: [elementari/medie].
Ero un tipo taciturno, ma già con una specie di doppia identità e la tendenza al comando. La mattina a scuola un angelo, al pomeriggio al dopo-scuola un diavolo. Causa delle maestre. Garantisco. La prima mi rassicurava e mi descriveva - quale ero effettivamente - come un bambino mite e obbediente, la seconda mi irritava e diceva a mia madre che ero un piccolo delinquente, un capo-banda... Ed io diventavo nervoso a causa del suo atteggiamento ostile. Organizzavo scorribande, le tiravo il diario in faccia perchè mi ci ficcava un sacco di note, una volta ricevette persino una sedia su una gamba, poverina. Iniziò la mia rivolta contro la prepotenza altrui, da chiunque venisse esercitata, autorità comprese [non sono un sovversivo]. E capii – soprattutto – che per farti rispettare da chi esercitava violenza dovevi parlare lo stesso linguaggio.
Io affrontavo lealmente e a mani nude i miei nemici poi, due episodi [del secondo mi resta il segno] mi fecero capire presto che esistevano anche le tattiche di combattimento e davano un grande vantaggio nelle liti… Sono le uniche volte in cui mi ritirai perdente. Il primo episodio riguardava i soprusi di un mio compagno di classe più grande [perché bocciato più volte] e quindi più forte. Era arrogante, prepotente e malmenava tutti. Un giorno mi lanciai in difesa di un amico, il tipo mi diede un pugno in faccia [fu il primo e ultimo pugno che ricevetti in tutta la vita], quasi persi i sensi, quando mi ripresi tornai all’attacco, ma lui estrasse un coltello a scatto. Rimasi pietrificato e dovetti rinunciare. Sentii un desiderio ardente di vendetta e non accettai mai quella sconfitta, anche perché mi sentivo dalla parte della ragione. Dal quel giorno e per un lungo periodo di tempo girai con un grosso coltello da caccia - la cui lama misurava otto dita - legato ad arte alla tibia della gamba destra. Penso che se mio padre se ne fosse accorto di un comportamento del genere mi avrebbe ammazzato di botte con le sue mani…
Il secondo episodio mi cambiò la vita.  Eravamo nel cortile dell’oratorio, il penultimo giorno del dopo-scuola. Esistevano diverse fazioni antagoniste.  Un tizio irrequieto e a me ostile [ospite di un collegio in quanto orfano] prendendo la rincorsa mi caricò di sorpresa cingendo un lungo bastone come fosse una lancia. Il risultato fu devastante. Svenni in un bagno di sangue.  Mi spaccò il labbro superiore. Cinque punti. Oggi porto visibile quella cicatrice in volto. Fu un atto di vigliaccheria che segnò per sempre la mia anima ed il mio volto.  Rimasi sconvolto. Dopo un po’ di tempo vidi quel tizio mentre guardava da uno spalto una partita. Presi una enorme pietra e di nascosto la lanciai sulla sua testa che cominciò a zampillare sangue come fosse una fontana. Arrivò un'autoambulanza. Non lo uccisi per miracolo. Nessuno seppe mai del mio gesto vendicativo.
C’è ancora un terzo episodio. Beffardo. Sono stato negli scout. Divenni capo pattuglia. C’era antagonismo tra me ed un altro capo pattuglia, da sempre. Questo tizio era forte ed in gamba, ma era anche subdolo e giocava troppo – per i miei gusti – con i pettegolezzi. All’epoca un tizio del genere si definiva “cissato” [orgoglioso] ed è l’equivalente di uno che se la tira oggi. Il clima si fece rovente. Una notte, durante un campo estivo, ci fu – finalmente – la resa dei conti. Ci adunammo con tutti i veterani del reparto, compresi mio e suo fratello [di nascosto dai capi adulti]. Lo scopo era una sfida. Tra me e lui. Lotta. Pura lotta. Alla fine chi avesse perso [eravamo due capi pattuglia] ci rimetteva l’onore. Volli umiliarlo davanti a tutti in modo eclatante e gli infilai una carota nel fondo schiena, senza calargli le braghe…! L’episodio rimase molto impresso. Nel tempo diventammo persino amici perché i suoi erano sgarbi innocenti, perdonabili, ma io arrivavo da quella cicatrice [non lo dimentichiamo]...
Epoca: [superiori].
Diventai irascibile di fronte ai soprusi ed alla prepotenze. Durante la lezione di educazione fisica abbinavano due classi diverse. Le rivalità erano ovvie. Stessa situazione di sempre. Il solito borioso che taglieggiava i più deboli. Un giorno - negli spogliatoi della palestra - l'irriducibile tamarro tira fuori un “nunchaku[un’arma tradizionale orientale costituita da due corti bastoni uniti mediante una breve catena o corda] e impaurisce un mio amico. Glielo strappo di mano, faccio due/tre evoluzioni spettacolari sfiorandolo più volte, poi getto l’attrezzo per terra e lo guardo con aria di sfida. Io avevo iniziato a praticare il Kung-fu in quel periodo… Tenta di sferrare un pugno, lo intercetto… Frattura di due nocche del metacarpo della mano destra. Lo spavaldo portò il gesso per quaranta giorni… E decise di vendicarsi. Chiamando gli amici più grandi [noi eravamo coetanei] che mi aspettarono fuori dalla scuola.  Capii il valore della mediazione e feci loro un discorso che venne apprezzato e applaudito. Divenni l’eroe della scuola. Sia chiaro che alle mie spalle c’era chi era pronto ad intervenire in caso di necessità, perché le reazioni di costoro erano imprevedibili. Quindi non fui un temerario stolto, ma  un paciere arguto.
Epoca: [età adulta].
Venni assunto quale addetto alla sorveglianza in una azienda che produceva aerei da guerra. Eravamo in 56 vigilanti in detto reparto. Per volontà dei miei compagni di lavoro divenni il loro unico rappresentante sindacale per ben due mandati, nonostante la mia giovane età. Logico che a qualcuno, tra i tanti, non fossi simpatico. Uno tra tutti era davvero insopportabile. Recitava in stile mafioso ed era temuto e riverito. Un personaggio ignorante, prepotente e litigioso [il suo vicino di casa lo aveva più volte denunciato per aggressioni e minacce]. Girava alla larga da me, ma ogni tanto ci provava… Fino a quando un mattino, dopo un turno di notte, scoppia una discussione tra noi cui assistettero alcuni colleghi… Se arrivi alle vie di fatto e metti le mani addosso a qualcuno sul posto di lavoro la punizione è inequivocabile, c’è il licenziamento! Non ero certo così stupido, anche se le provocazioni furono insopportabili. Il giorno dopo il caro collega non si presentò al lavoro. Si mise in mutua per infortunio. E ci rimase per dieci giorni circa. Un altro collega lo incontrò per strada perché abitavano vicini e lo vide piuttosto malconcio. Lo raccontò in azienda. Tutti diedero per scontato che fu lo scrivente a dargli una sonora lezione quel mattino. Certo, qualunque cosa gli sia accaduta, gli ha fatto bene, perché è diventato più mansueto…
Poi venne il fatto che realmente trasformò la mia vita. Per dieci anni fui fedele all’unica donna con la quale persi la mia “verginità” da adolescente che divenne mia moglie e la madre del mio primogenito. Nel mio ruolo di marito e di padre fui impeccabile. Lo dice chi mi ha conosciuto all'epoca dei fatti. Alla soglia dei miei venticinque anni, durante un’estate in cui dovetti rinunciare alle ferie, le volli fare una sorpresa. L’andai a trovare nel luogo in cui trascorreva le vacanze assieme a mia madre e al bimbo. Ma la trovai appassionatamente avvinghiata ad un aitante bagnino… Mi crollò il mondo addosso. Divenni furioso. Faccio fatica a voler ricordare quella tragedia. La mia reazione fu violenta ed impulsiva e le conseguenze furono drammatiche. Mi tolsero la paternità di mio figlio [Stefano] che da allora non vidi più e venni condannato a sette mesi di reclusione che non scontai mai in quanto incensurato e grazie alla sospensione condizionale della pena. Per liberarmi da quel fango solo io posso sapere quali pene dell’inferno ho dovuto patire!!! 
Ho lottato fino ad ottenere un decreto di riabilitazione e l’estinzione del reato. Oggi ho addirittura una autorizzazione di polizia, ovvero una licenza governativa, cioè sono un investigatore privato. Mio padre ne sarebbe orgoglioso. Fu un grande riscatto...
Epoca: [oggi].
[Omissis]...
[Alcuni episodi non posso certo raccontarli - per ragioni diverse -  anche professionali, e riguardano questa epoca in cui ho commesso, forse, delle violenze, magari esercitando un potere coercitivo, non costruito necessariamente di azioni fisiche].
Sono assolutamente contrario all’uso delle mani. Sono stato insegnante di arti marziali cinesi per 10 anni e praticante per 20 ed ho avuto circa 500 allievi a cui ho sempre trasmesso la tecnica per la formazione di quegli equilibri che generano maggiore fiducia in se stessi al fine di  affrontare le proprie paure interiori/esteriori con maggiore consapevolezza e coraggio.
Sono ricorso alla violenza - comunque - raramente nella mia vita e solo ed esclusivamente per auto-difesa  o per soccorrere gli amici, tranne in un caso. In quel caso. Chi voglia condannarmi, lo faccia pure, senza remore o falsi pudori e non torni più qui a leggermi [si chiama coerenza]...
Alcuni sostengono che emerge in me – talvolta –  nonostante questa “faccia d’angelo” [come qualcuno mi ha voluto attribuire], una mentalità mafiosa. Sono d’accordo se, come affermava G. FALCONE: “Si può benissimo avere una mentalità mafiosa  senza essere un criminale…” o si vuole intendere "rassegnata accettazione" della realtà malavitosa. Del resto, uno Stato inadeguato e impotente e che lascia abbandonati a se stessi anche quei siciliani che avrebbero il coraggio di alzare la testa, lo merita…
Nel testimoniare le mie brutali esperienze e sottolineando la parte meno duttile e odiosa del mio carattere ho voluto  rappresentarmi per ciò che sono, affinché non si dica – in futuro – anche in questo blog – che ho usato delle maschere per nascondere il peggio.
Romantico e spietato a seconda di chi ho di fronte e di come si pone. [Già da bambino le due maestre si fecero amare/odiare, insegnandomi a distinguere].
Cicatrici sulla mia faccia
e nel profondo della mia anima 
non ne voglio più.

GREAT BEAUTY

venerdì 8 agosto 2008, 03:07:35 | TrinakriaVai all'articolo completo

Traduzione Right To Be Wrong

Artista: Joss StoneTitolo: Right To Be WrongTitolo Tradotto: Il Diritto Di Sbagliare
Ho il diritto di sbagliare
I mie errori mi renderanno più forte
Sto facendo un salto nell’ignoto
Sento di avere le ali anche se non ho mai volato
Ho una testa che funziona
Sono fatta di carne e sangue fino all’osso
Non sono di pietra
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola

Ho il diritto di sbagliare
Sono stata tenuta a freno troppo a lungo
Devo liberarmi
Così finalmente potrò respirare
Ho il diritto di sbagliare
Di cantare la mia canzone
Potrei cantare in modo stonato
Ma di sicuro mi fa sentire bene
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola

Sei autorizzato ad avere la tua opinione
Ma questa è davvero una mia decisione
Non posso tornare sui miei passi, sono in missione
Se ci tieni non cercare di confondermi
Lascia che io sia tutto ciò che posso essere
Non coprirmi di negatività
Qualunque cosa mi stia aspettando là fuori
L’affronterò volentieri

Ho il diritto di sbagliare
I mie errori mi renderanno più forte
Sto facendo un salto nell’ignoto
Sento di avere le ali anche se non ho mai volato
Ho una testa che funziona
Sono fatta di carne e sangue fino all’osso
Vedi, non sono di pietra
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola

Ho il diritto di sbagliare
Sono stata tenuta a freno troppo a lungo
Devo liberarmi
Così finalmente potrò respirare
Ho il diritto di sbagliare
Di cantare la mia canzone
Potrei cantare in modo stonato
Ma di sicuro mi fa sentire bene
Ho il diritto di sbagliare
Perciò lasciami sola

BLACK & WHITE

lunedì 4 agosto 2008, 15:29:59 | TrinakriaVai all'articolo completo


Il film “The bodyguard”, una pellicola del ’92 vide per la prima volta la magnifica WHITNEY HOUSTON davanti una macchina da presa, accanto al bravissimo KEVIN COSTNER. La colonna sonora ha venduto 33 milioni di copie ed il singolo  “I WILL ALWAYS LOVE YOU” ne ha vendute 9!
Vissi una storia assolutamente analoga. Fu tra il 1999 e il 2000. Un bel ricordo...
Le agenzie investigative per le quali collaboravo in quel periodo mi conferivano anche incarichi per tutelare l’incolumità dei loro clienti, forse facendo affidamento sul fatto che venivo considerato un esperto di difesa personale in quanto insegnante di arti marziali cinesi che praticavo – del resto – da molti anni. Insomma, mi affidavano volentieri i servizi di scorta [che l’ordinamento del nostro democratico Paese vieta in quanto di esclusivo appannaggio delle Forze dell’Ordine].
Un vispo imprenditore – Carlo – si rivolse a noi per ottenere una scorta a causa di un pestaggio subito e di varie minacce. Mandarono me. Tra le sue molteplici attività [non tutte integerrime] vi era anche la gestione di un night-club. Io lo scortavo anche quando si recava in detto locale notturno dove – tra l’altro – ebbi occasione di toglierlo dai guai più d’una volta. Conoscere Carlo mi cambiò – per molti versi – la vita. Quell’uomo fu per me un maestro ed ancora oggi siamo in buoni rapporti, anche se ci frequentiamo poco a causa delle sue vicissitudini [ma questa è un’altra storia]…
Una sera mi convocò nel retro del locale. C’era una ragazza dell’animazione [di colore] in preda ad un pianto disperato. Carlo mi spiegò che la poveretta veniva perseguitata e malmenata dall’ex marito e che lei era terrorizzata di fare ritorno a casa quella mattina. Mi chiese di accompagnarla e di stare con lei fino a quando non si fosse tranquillizzata.
Lei si chiamava Helen [nome d’arte] ed era molto spaventata.  Anche molto bella [del resto faceva l’entre-nuis…]. L’accompagnai a casa e mi riposai su un divano del salotto presso la sua abitazione. Mi comportai – ovviamente – in modo professionale, oltretutto notai in lei una certa diffidenza e scoprii più tardi essere prevenuta nei riguardi dei “bianchi”…
Le cambiai le serrature di casa e misi in atto una serie di precauzioni perché abitava al primo piano ed il suo ex – ogni tanto – [mi confidò], le faceva visita arrampicandosi lato cortile per violentarla! Le feci assistenza per alcuni giorni. La trattavo con tatto e rispetto e lei apprezzò molto. Un giorno si presentò l’ex marito ed ebbe un brutto incidente precipitando dal balcone dopo avere sbattuto incidentalmente il muso sulla suola della mia scarpa destra ... La ragazza non venne più molestata.
Tornai ad assistere Carlo, ma lei mi diede il suo numero di cellulare e mi pregò di farmi sentire ogni tanto. I problemi del mio cliente si attenuarono e dismise il mandato. Lo vidi – successivamente – almeno due/tre volte al mese, regolarmente. Mi volle presente a cene di lavoro nelle quali ebbi modo di imparare i rudimenti dell’imprenditoria [e non solo].
Dopo un po’ di tempo mi venne tra le mani quel numero. Chiamai Helen per chiederle come stava. Mi invitò in un locale dove stava lavorando in quel periodo. Ero molto restio. Lei insistette. Mi convinse. Andai con due cari amici.
Rividi Helen in tutto il suo splendore ed anche molto più serena. Mi colpirono il suo abito ed i suoi occhi luminosi. Rimasi stregato. Confesso. Le offrii da bere. Conversammo a lungo, piacevolmente. Ci siamo rivisti più volte da allora. E nacque una relazione che durò circa un anno. Io fui il primo ed anche l’ultimo uomo bianco con cui Helen ebbe una relazione intima. Fu speciale. E ne fui orgoglioso.
Ci baciammo l'ultima volta all'aeroporto, prima del suo definitivo rientro in Patria [senza farlo apposta esattamente come finisce il film... Ma Helen non aveva un aereo personale!]. Destammo la curiosità di tutti i passeggeri presenti, forse perchè una "coppia mista" non era all'ordine del giorno. Durante la nostra "infuocata" relazione, quando ci esponevamo in pubblico, molte volte notai le espressioni perplesse delle persone... Helen era anche una donna che non passava inosservata...
Mi trovo qui a raccontare cose mai dette, mai confidate ad alcuno prima, forse perché ho sempre conservato una determinata riservatezza rispetto alle questioni di lavoro e personali...  A volte mi rammarico di non aver raccontato molte delle mie esperienze, forse chi mi era vicino ne aveva diritto o avrebbe avuto piacere di sapere quando sparivo nella notte la ragione del mio comportamento. Magari questa mia solitudine - alla fine - è meritata o necessaria...
Sono addolorato per le sofferenze involontarie che ho inferto a chi mi era a fianco durante le mie “scorribande” e nello stesso tempo mi mancano i tempi in cui ero davvero operativo.
Tra ricordi dolci e amari dedico la canzone del video alle donne che mi hanno amato sinceramente, alle quali non volevo certo intralciare la via...
Sono un uomo che arriva dal suo passato e di questo molti [anzi quasi tutti] sanno poco, eppure - talvolta - mi giudicano...
[A te - che resti nel mio cuore - dedico anche la canzone "Poche parole" di sottofondo di Giorgia/Mina].

DENIAL

giovedì 31 luglio 2008, 03:58:30 | TrinakriaVai all'articolo completo
DUALITA"Il maestro mi dice di cancellarla dalla mente, di fare il vuoto. Non ci riesco. Mi impongo che il fantasma di lei non penetri nella mia coscienza. Mi mobilito a erigere schermi, barriere contro la sua invasione, ma il fantasma passa attraverso ogni più piccola distrazione della guardia e me la ritrovo davanti più vivo e reale delle persone fisiche che posso toccare con la mano. Il maestro mi dice di dimenticarla ed io che da sempre ho la memoria labile, non perdo una molecola di ciò che la riguarda. Mi sento posseduto dalla sua immagine come gli indemoniati. Non ho nessun potere di allontanarla. Quando mi lascia in pace per poco, di sua iniziativa, io vivo, e quando rientra da padrona eludendo la mia guardia io non vivo, mi distruggo.
.... Quando smetto di pensare a lei, provo la riposante sensazione di entrare in un bunker dove mi riparo dall'inferno di fuoco che fuori imperversa. Ma la tregua dura poco...La mia lotta contro il suo spettro e senza requie. Più cerco di fugarlo, più trova mille vie per farsi avanti. Le astuzie delle quali si serve per aggirare la mia sorveglianza sono inesauribili...Non so cosa darei per liberarmi dalla tirannia dello spettro. Il maestro mi dice: non pensare a lei, raccogliti presso di te, allenati alla solitudine. Ma lo stare solo con me non vuol dire stare solo, vuol dire stare dolorosamente con il ricordo di lei, che entra nella mia solitudine come una lama....
.... Per quale disguido del mio essere questo testardo si ostina a impedire che la parte consapevole di quanto è assurdo rimanere incollato emotivamente a una donna che non mi vuole, che dà la felicità ad un altro, si faccia valere ?"
Brano tratto dal libro "Rimedi per il mal d'amore" di A.Todisco.

MISLEADING

giovedì 31 luglio 2008, 03:56:36 | TrinakriaVai all'articolo completo
 
DOPPIA FACCIACosì è (se vi pare) è un'opera teatrale di Luigi Pirandello, dalla quale deriva la novella La signora Frola ed il signor Ponza, suo genero.
Il tema di fondo di questa opera è il concetto della “relatività della verità”. Pirandello pensa – infatti – che non esista un’unica forma di verità. La realtà viene percepita da ciascuno in modo diverso: ognuno la interpreta in base alla sua esperienza poiché non esistono dati oggettivi.
La frase finale pronunciata dalla signora Ponza  “Io sono colei che mi si crede”, riassume la concezione beffa che Pirandello ha della realtà. L’impossibilità di raggiungere la verità, il dubbio, l’ambiguità, riassumono il tormento umano.
Mi era venuta in mente questa novella in proposito della possibilità della presenza di un'identità falsa [la/e cosiddetta/e MASCHERA/E] che emerga soltanto in determinate situazioni e se, con il tempo, essa possa venire a fondersi con la vera identità di un individuo.
L'identità falsa è un tema molto interessante. Si può fingere di avere un'identità non vera, così come si può fingere di avere un nome diverso o anche una personalità diversa. Si recita una parte che non è la propria e che resta sempre ben distinta dall'identità vera. Sono due piani che non si confondono facilmente.
Riprendendo il riferimento a Pirandello sulla confusione delle identità, vorrei far notare che nei periodi in cui viviamo una crisi di identità  ci accorgiamo di avere in noi diverse personalità. Non credo che tra di loro se ne possano individuare delle false. Al contrario, sono convinto che siano tutte vere e che si confondano l'una con l'altra. E' proprio tale confusione a generare quel senso di falsità e di "recitazione" che spesso viene scambiato per realtà e che ci fa gravitare in differenti stati d'animo.
Penso che a questo punto si debba chiarire cosa si intende con il termine "personalità". Ognuno, com'è ovvio, ha una sua personalità: essa può modificarsi, ma ciò avviene in misura sempre minore man mano che si cresce. Non è sempre possibile inventarsi una personalità completamente nuova, perché quest'ultima è costituita da  caratteristiche psicologiche - come l'intelligenza o le attitudini - che non sono mutabili. Sicuramente in questa situazione è molto facile rimanere prigionieri di una sorta di "recita", sebbene ciò non comporti l'insorgenza di false personalità, bensì di FALSI RUOLI. Bisogna operare una distinzione molto netta tra personalità e ruoli sociali; questi ultimi sono più mutevoli della prima e può accadere che un professore universitario molto sicuro di sé dietro la cattedra, diventi timido e timoroso all'interno della propria casa, al cospetto di una moglie dominante.
Come tutti, forse, anch’io ci tengo a che la mia identità non si riduca a qualche simbolo come un titolo di studio o il ricordo di un gesto onorevole. Piuttosto preferisco che coincida col mio essere esattamente così come sono, e dunque voglio che la mia identità sia il mio modo di esser me stesso, nel bene e nel male, con questi atteggiamenti, queste privatissime idiosincrasie, i miei gesti, le mie smorfie, persino le mie fantasie più personali. È di nuovo il poter dire, ma accettandone questa volta la complessità: io sono così!
Ma un dubbio diventa lecito. Esso riguarda il “conosci te stesso”. Qual è la mia identità se io non mi conosco mai pienamente. Come faccio a capire cosa voglio davvero dalla vita se, come sostiene Freud, tendo a ingannarmi anche su me stesso? Ma la mia personalità, mi dico, non è chiusa ma aperta. È cambiata e può ancora cambiare. Risponde al mondo delle possibilità. Entra a far parte del mondo delle scelte. E allora, io sono me stesso anche a seconda di quali sono i miei progetti. E mi dico che è proprio della natura più tipica e più nobile dell’essere umano il poter cogliere se stessi nella propria progettualità. Ma, anche senza particolari autoinganni, quando manca un’idea chiara delle risorse psicologiche di cui si dispone, è difficile che si possa utilizzarle al meglio. Ecco, dunque, la necessità di un ascolto vero di se stessi.
È molto difficile riuscire ad ascoltarsi ma è questo il punto di partenza per avviare un autentico rapporto con l’altro senza bisogno di “mascherarsi”.
Il termine “persona”, originariamente latino, nel mondo romano designò in primo luogo il tipo di personaggio interpretato dall’attore sulla scena. Quindi, il suo significato è sovrapponibile a quello di “maschera”. La personalità dunque è quella che diamo a vedere agli altri (maschera) ma anche ciò che abbiamo dentro (ciò che sta dietro la maschera), l’apparenza e l’autenticità. E  non sempre le due cose coincidono.
Chi utilizza una falsa identità sa benissimo chi è ma finge di essere un altro. Un’identità falsa, invece, è un modo di presentarsi artefatto, recitato, infiltrato di malafede. L’identità, questa volta, è sì contraffatta, ma non per l’anagrafe. Piuttosto, l’inganno consiste nel pretendere di avere una personalità diversa da quella reale. Chiamiamo inautentica un’identità di questo tipo.
Questa contraffazione di personalità, avviene per una sorta di patologica compiacenza. Si tratta di individui che si presentano agli altri non già secondo la formula “io sono così, vediamo se mi volete”, ma secondo una sorta di mimetismo. La loro formula è dunque: “guarda caso, io sono proprio come voi mi volete”.
È tipico di queste persone il porre cura nel darsi un’aria di autenticità, per cercare di convincere tutti che non c’è nessuna maschera, che loro sono proprio così. Vi è però un inganno verso se stessi. Se da un lato queste persone sanno benissimo quando mentono, da un altro lato tendono a dimenticarsi che stanno recitando, e soprattutto sono convinte che questa recita corrisponda a un lato “bello” della loro personalità. Ma i portatori di una falsa identità sono sempre, senza eccezioni, persone fragili, che hanno bisogno di nascondere, e soprattutto di proteggere, la loro identità psicologica più segreta. Nell’intimo, il loro inconscio nasconde terrori...
In realtà la vera crescita, quella che porta al cambiamento e alla conquista dell’identità, è legata soltanto, come ci ricorda la psicanalisi, all’accettarsi. Sì, perché l’accettarsi costituisce la parte più solida del sentimento di identità di noi tutti. Accettarsi, in verità, non è facile. Nel caso più semplice, accettarsi significa prendere atto di una perdita. Accettarsi, al passato, è prendere atto in modo sufficientemente sereno che la vita è andata in un certo modo, nel bene e nel male, e che quel che è accaduto non si può cambiare. Il passato, oggettivamente, è immodificabile. Ma il passato può cambiare nei suoi effetti sul presente, e può essere mutato soggettivamente, cioè nel nostro modo di pensarci e di utilizzarne l’esperienza per il futuro. Per cambiare gli effetti, ed ecco il punto, occorre in primo luogo sapere, fino in fondo, che le cose sono andate in un certo modo e non in un altro. Si tratta, in ultima analisi, di non nascondersi a se stessi. In fondo, questo accettare è un sentimento vitale, non ripiegato sul passato ma proteso all’avvenire.
L’accettarsi dev’essere anche “al presente”. Questo significa una cosa molto semplice, cioè sapere quali sono le risorse di cui si dispone. Ciò vale in primo luogo per le risorse “interiori” attuali (non a quelle potenziali da sviluppare) per quanto riguarda la salute, intelligenza, personalità, attitudini, motivazioni, e la presenza eventuale di problemi psicologici irrisolti. In quest’ottica, dunque, l’accettazione del sé produce il cambiamento.
Spesso questo significa combattere il peso di condizionamenti precoci (per esempio imposizioni educative, o restrizioni relative all’ambiente sociale in cui si opera) che ostacolano la costruzione di un’identità rispondente alle proprie inclinazioni.
Verso i diciotto-vent’anni alcuni condizionamenti provengono da scelte maturate in un periodo della vita in cui manca una piena conoscenza delle proprie attitudini. Da qui la necessità di una continua attenzione al processo di crescita e ai cambiamenti che questo inevitabilmente comporta alla persona.
Nell’insieme, in conclusione, emerge come il tema della costruzione dell’identità non sia separabile da quello della realizzazione di sé.
Due, in sintesi, sono gli aspetti principali di questo processo di autorealizzazione: l’autonomia e l’individuazione (che riguarda prevalentemente l’età adulta a partire dai venticinque-trenta anni).

Autonomia rispetto alle radici familiari e specialmente rispetto ai desideri parentali. … Realizzazione nel senso dell’individuazione, del tu sei tu, con la tua singolarità e irripetibilità della tua storia, dei tuoi desideri, del tuo progetto di vita che devi portare avanti a prescindere dal desiderio dell’altro.

Quello dell’autonomia è un tipico problema giovanile. La possibilità di superare in modo soddisfacente l’adolescenza e di addentrarsi con successo nella vita adulta è condizionata dallo scioglimento dei vincoli di dipendenza protettiva dai genitori. L’adolescenza, infatti, è caratterizzata proprio dalla conquista dell’autonomia.
Il concetto di individuazione è una sintesi di varie cose insieme. È maturazione della personalità, e con ciò attuazione e realizzazione di sé nelle proprie attitudini. E' processo di integrazione, cioè di unificazione coerente delle proprie caratteristiche psicologiche (anche di quelle rimaste “nell’ombra”); ed è un viaggio spirituale alla ricerca della consapevolezza  e della saggezza.
Ognuno, dunque, semplicemente cerca una propria strada e una propria forma di salute e di equilibrio. Nessuna forma di autorealizzazione (ovvero di identità) è di per sé anomala o patologica. Ci si può limitare, caso mai, a osservare che alcuni equilibri sono più difficili da realizzare di altri.
In taluni casi, invece, la realizzazione di sé può essere assai meno felice: cioè soltanto parziale, o frutto di compromessi.

“Due strade trovai nel bosco ed io scelsi quella meno battuta.
Per questo sono diverso…
Andai nei boschi perché volli vivere in saggezza. Volli vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita. Per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non dover scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
(H.D. Thoreau, “Walden o Vita nei boschi”)

Per noi oggi, così come per Jung, l’individuazione è, o dovrebbe essere, una ricerca di fedeltà alle proprie disposizioni interiori, un itinerario di autorealizzazione, l’obbedienza a un’ambizione di qualità.

SMIRK OR SNEER

mercoledì 30 luglio 2008, 23:57:44 | TrinakriaVai all'articolo completo


IL SORRISO DI DIANA
"Vide oltre la logica e soprattutto si illuse..."
"Piangeva perchè l'amore sa anche far male e le ferite che lascia solo il tempo - a volte - può guarirle..."
"Amava e basta... Ma quanti amori sono appassiti e quanti non sono neppure sbocciati a causa di culture troppo diverse che come alti picchi creano una innaturale barriera al volo dei sogni?"
"Forse il brivido provato da Diana [LEI] era nei sogni di Agenore [IO] che volavano via come fanno i sentimenti incompresi, come accade alle nostre emozioni quando calpestiamo o quando veniamo calpestati nel gioco dell'amore, che a volte ci fa uomini e a volte ci rende insetti..."

OPTIMISM

venerdì 25 luglio 2008, 01:20:50 | TrinakriaVai all'articolo completo
CANDELAHo insaporito nel burro la mortadella (acquistata oggi da un amico assieme ad altri pregiatissimi salumi). Intanto apparecchio in terrazza. Unisco poca panna, sale e pepe bianco. Accendo una candela profumata e la ripongo in una graziosa lanterna rossa. Lesso 90 gr. di mezzi rigatoni trafilati al bronzo, li scolo e li metto nella padella di alluminio con il condimento al quale aggiungo un “tocco personale”: i semi di papavero. Accendo la mia musica preferita come sottofondo. Verso un bianco fresco comperato da un contadino veneto.  Tolgo dal fuoco. Una spruzzata di parmigiano e servo la cena. La temperatura è meravigliosa. L’imbrunire svela le prime stelle. Il mio piccolo attico d’estate mi rilassa e mi regala insolite emozioni. Oggi è stata una giornata intensa, ricca di impegni di lavoro, incontri e progetti. Anche se sono stanco e solo (lei mi manca tantissimo), sono soddisfatto, probabilmente felice. Saper stare con se stessi è sentirsi pieni di esistere, non è SOLITUDINE ma ESSERE. Gusto il mio saporito piatto di pasta. Mi vengono in mente le sagge parole di Ameya: “ricorda...la prima storia d'amore...è quella con se stessi...se emani amore per te...attirerai amore...”. E ciò che sto facendo. Prima di mettermi in cucina ho letto in pvt le parole confortanti, cariche di affetto e stima, di un amico speciale (Fedele) conosciuto qui in Splinder. Sono davvero commosso e grato  a lui (e a pochi altri). Oltre che lusingato. Ora mi faccio una doccia e mi guardo la sesta e ultima puntata de "Il capo dei capi", uscita ieri in edicola (oggi si è sposata a Corleone sua figlia minore). Questa è la mia vita, anche se - tre mesi or sono - vi stavo rinunciando, comincio a sognare e organizzare un futuro migliore...

LOVE

giovedì 24 luglio 2008, 02:07:19 | TrinakriaVai all'articolo completo
AMOREAlcune mie idee sull’amore.
Chi cerca amore deve saper dare e donare amore. Molte persone desiderano/pretendono storie d’amore. Non tutti - però - sono idonei. Non tutti sanno dipingere. Non tutti sarebbero buoni genitori perché sono atti a procreare. Tante persone hanno solo sentito parlare di amore, oppure hanno letto qualche romanzo che raccontava storie di amore.  Ma non conoscono realmente l’amore perché non sono mai state davvero innamorati. E molti non lo saranno mai. E molti altri si sono illusi di esserlo stati.
Amare una persona richiede molti sacrifici. Significa donare se stessi senza riserve, senza necessariamente avere dei benefici o vantaggi in cambio. Molte donne cercano il loro “principe azzurro”. L’uomo che cambierà il loro destino. Idealizzano. "L'uomo ama idealizzare ma quando il sogno diviene realtà scatta l'indifferenza" (Marcel Proust).
Amare significa desiderare con passione. La vita di una coppia è fatta di affetto, complicità, intesa, progetti, ma anche di obblighi (patti e convenzioni). E’ fatta soprattutto di desiderio, non solo di tipo sessuale. Desiderare la felicità del proprio compagno. Desiderare di appagare i suoi desideri. Desiderare di soddisfare i suoi bisogni. Desiderare di riempire il carrello della spesa dei prodotti/articoli che lui/lei ama.
Ogni essere vivente è naturalmente egoista, cioè cerca di soddisfare innanzi tutto i propri bisogni. Per amare occorre essere altruisti, generosi. Non tutti sono capaci. Quando una donna cerca un uomo con questi requisiti deve essere capace di fare altrettanto. La reciprocità è la chiave per aprire il cuore dell’altro. Io dono perché ricevo. Io ricevo perché dono. Questo è amore.
La durata di ogni relazione è relativa. Tutto finisce. La vita stessa, prima o poi, termina. Se dopo avere cominciato una relazione il mio compagno mi lascia come un pacco per il mondo e non si interessa più alla mia persona o peggio si dedica a qualcun’altro è perché – evidentemente – non mi  ama più. Io credo che ci voglia il massimo impegno affinché un amore duri il più a lungo possibile e se proprio deve finire, finisca senza mancare di rispetto alla persona che abbiamo amato per poco o tanto tempo.
Amare significa anche ammirare qualcuno. Non possiamo oltraggiare una persona che abbiamo ammirato. Una persona con cui abbiamo diviso intimamente il nostro corpo. Bisogna essere coerenti. Personalmente mi è difficile criticare le mie ex compagne. Sarebbe come criticare se stessi. Tutto cambia. Certamente. I blu jeans che usavamo dieci anni fa, adesso non li mettiamo più, ma questo non significa che facevano schifo!
Per amore e per odio l’uomo è stato capace di grandi imprese e di grandi misfatti. Chi ama è capace di fare follie. Per amore si uccide. Per amore si rinuncia alla propria vita (suicidio). Per amore si rinuncia a se stessi. Amore è sacrificio, dedizione, impegno. Solo chi ha avuto la fortuna di amare o di essere amato può capire. Gli altri possono sperare. Gli altri possono volerlo. Gli altri si devono impegnare a costruire i requisiti, prima di pretenderlo.
I migliori anni della nostra vita sono stati (o saranno) quando abbiamo amato (o ameremo) qualcuno, dividendo le gioie e le difficoltà della vita quotidiana, dividendo povertà e ricchezza, dividendo salute e malattia, dividendo sogni e speranze, dividendo tutto.
Amare è bellissimo, stupendo, magnifico. Amare non è per tutti. Non illudiamoci. E soprattutto non chiediamo mai quello che non siamo capaci di dare.
Le storie di sesso mi hanno stancato. Voglio una donna con cui condividere il mio futuro.  Non ricevo e non do un bacio con passione da tre mesi. Quando arriverà finalmente IL BACIO CHE ASPETTAVO, travolgente, ricco di carica emotiva, saprò di aver trovato la donna che cercavo.

THIS LOVE

martedì 22 luglio 2008, 03:03:16 | TrinakriaVai all'articolo completo

CURSED

giovedì 17 luglio 2008, 04:38:40 | TrinakriaVai all'articolo completo
MALEDIZIONEMa cu ti fila!


Megghiu sulu ca mal'accumpagnatu.


Si nuddu ammiscatu cu nenti!

Avissa ghittari sangu do cori!




WHO WIRES YOU!Ma chi ti fila
BETTER ALONE THAT IN BAD COMPANYMeglio solo che male accompagnato
YOU ARE NOBODY BLENDED WITH NOTHING!
Sei nessuno mischiato a niente! 

YOU SHOULD GIVE OUT BLOOD FROM THE HEART!
Dovresti buttare sangue dal cuore!

HAPPINESS

mercoledì 16 luglio 2008, 00:05:18 | TrinakriaVai all'articolo completo
La felicità è una condizione di benessere dell'essere umano.
L'uomo - fin dalla sua comparsa - ricerca questo stato di benessere. La felicità è quell'insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell'intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della nostra vita
L'uomo ha delle necessità, di solito l'appagamento di queste necessità e il raggiungimento dell'obiettivo dettato da un bisogno procura gioia da cui deriva anche la felicità.
Se mi fa male un piede è molto più facile che io sia triste piuttosto che allegro e felice.
Ad esempio la fame, il sonno, l'appagamento sessuale possono essere considerati come parte integrante della felicità, ma non come unica costituente della stessa. I bisogni biologici creano una condizione di attesa e di infelicità che tende a risolversi nel momento in cui si appaghi il proprio bisogno. L'appagamento ottiene una condizione di serenità e di tranquillità che produce felicità biologica, identificabile con il piacere, la quale influenza anche le altre componenti come la psiche e lo spirito, ciononostante l'appagamento biologico è sottoposto ad una temporaneità irrevocabile, frutto del continuo ripresentarsi di pulsioni e istinti dopo il breve periodo di compimento degli stessi.
Non c'è età per conoscere la felicità, secondo Epicuro; non si è mai ne vecchi ne giovani per occuparsi del benessere dell'anima. La felicità è la conoscenza delle cose fanno lo stato di felicità. Nella sua vita naturale l'uomo allontana da se il dolore sia fisico che psichico e l'assenza di queste due cause porta al raggiungimento della felicità. Ma non è sufficiente.  Epicuro sostiene che si deve provare piacere e quindi classifica i piaceri dividendoli in tre grandi categorie:
I piaceri naturali e necessari, come: l'amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l'amore, il vestirsi, le cure etc
I piaceri naturali ma non del tutto necessari come: l'abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza oltre il necessario.
I piaceri del tutto accessori,come il successo, il potere, la gloria la fama, etc.
L'uomo ha anche delle necessità come l'ambizione a migliorarsi, a crescere intellettualmente, a primeggiare sugli altri, a competere, a ricercare la verità delle cose che lo circondano. Per raggiungere questi obiettivi l'uomo mette in campo tutta la sua passione, la sua forza e la sua anima e quando raggiunge l'obiettivo che si è posto trova un appagamento di felicità proprio dell'intelletto, per fare un esempio molto più semplice chi risolve un rebus, un cruciverba o un sudoku trova del piacere nella soddisfazione propria della mente.
La felicità può essere il raggiungimento di un desiderio, la soddisfazione di vederlo realizzato. Il mondo pubblicitario sa bene che il consumo parte da un desiderio (o problema) e l'acquisto del bene produce piacere e quindi felicità infatti se il desiderio (o problema) non c'è loro lo creano. Il bisogno di felicità, sotto il profilo psicologico, può essere anche una soluzione ad un problema e la soluzione del problema dà l'appagamento quindi gioia.
La felicità si sviluppa sia in senso intellettuale sia materiale, sia fisico sia psichico, sia affettivo sia emozionale.
Per fare degli esempi pratici su come il valore della felicità cambi anche in virtù della cultura e del contesto ambientale la felicità può essere un sorriso di un bambino, o l'acquisto di una villa con piscina, può essere un matrimonio, o la conquista dell'Everest, la pace dei sensi o la vincita dei mondiali.
Nel terzo mondo il raggiungimento di una ciotola di riso (bisogno primario) è felicità. Nei paesi ricchi il comprare un auto di lusso è felicità. Sono due emozioni non comparabili ma che fanno parte della felicità umana.
Secondo teorie contemporanee la felicità è provare ciò che esiste di bello nella vita. Non è una emozione oggettiva ma una capacità individuale, non è casuale come un evento del destino ma una capacità da scoprire ed imparare. Bisogna imparare ad essere felici. La felicità non è inseguire i sogni ed aspettative di domani, ma al contrario cercare di godere di quello che sia ha oggi. La felicità non è nel futuro, ma solo nel presente. La felicità è uno stato di gioia solo del presente. Spesso si scambia l'inseguimento dei soldi, del benessere, della fama, del successo, del potere come se il loro raggiungimento dia la sensazione di felicità. Niente di più sbagliato in quanto questo atteggiamento crea ansia che è in contrasto con lo stato della felicità. La corsa ci rende schiavi del sistema, se uno è schiavo non è libero e quindi non è felice, solo la libertà dal sistema ci fa vedere il presente e ci fa gioire di quello che ci circonda.
La psicologia più di tutte le altre discipline ha studiato il comportamento della psiche nello stato di felicità osservando le manifestazioni comportamentali della felicità: sentimento di maggiore libertà, fiducia in se stessi e negli altri, nonché ottimismo nei confronti della vita.
Sono stati effettuati studi sugli effetti della felicità che analizzano la partecipazione di più parti del corpo nei complessi meccanismi biologici che si manifestano quando percepiamo sensazioni definite di "felicità". Si è osservato che le persone felici affrontano meglio la vita e i rapporti con gli altri. La felicità ha due componenti fondamentali il raggiungimento del benessere del corpo ma anche il raggiungimento della serenità dell'anima. Solo il raggiungimento di entrambi dà la felicità completa.
Se non esistesse la felicità la vita non sarebbe degna di essere vissuta, anzi forse non esisterebbe affatto, almeno quella dell’uomo, che pare sia l’unico essere in grado di provarla, a differenza del dolore, che affligge tutti i viventi. Da millenni poeti e scrittori ne hanno parlato, filosofi e fondatori di religioni hanno cercato e consigliato il modo per raggiungerla, migliaia di aforismi hanno tentato di definirla, ma l’essenza della felicità continua a sfuggire, soprattutto a quelli che non sono riusciti mai ad assaporarla pienamente. In gran parte il destino decide la quantità di felicità che ci spetta, infatti per goderne dobbiamo possedere un adeguato corredo genetico, che ci predisponga, ad una soddisfacente fruizione. Una parte secondaria rivestono poi l’ambiente, le relazioni sociali, gli incontri, soprattutto con l’altro sesso, le abitudini di vita, l’età, lo stato di salute. Essere sani e possibilmente giovani, anzi sono condizioni imprescindibili per essere felici. Credere in Dio, avere molti amici, allegri e sorridenti, non porsi grandi traguardi, difficili da raggiungere, avere abbastanza denaro, ma non troppo, sono altri ingredienti utili per raggiungere lo scopo. Drasticamente ridimensionati dalle indagini scientifiche e psicologiche sono i miti della società occidentale: potere, ricchezza, successo non sono la ricetta giusta.
Alcuni studi eseguiti sui monaci tibetani, mentre praticano la meditazione trascendentale, hanno dimostrato un iper-afflusso verso il lobo frontale sinistro del cervello, in coincidenza con le loro dichiarazioni di essere felici. Una società profondamente materialista come la nostra cerca delle scorciatoie per raggiungere i suoi scopi ed una dimostrazione lampante è l’aumento vertiginoso della frequentazione da parte degli studenti delle cattedre, appositamente create in molte università americane, per insegnare a raggiungere la felicità. I consigli principali che vengono elargiti dagli esperti sono di praticare una costante attività fisica, che sembra aumenti la concentrazione nel sangue dei mediatori chimici responsabili di stati emotivi gradevoli e cercare di pensare positivo: ritornare ogni sera con la mente a tre situazioni piacevoli pare faccia miracoli…
« Nessuno lontano dalla verità può dirsi felice. » (Seneca).

NOTHING

lunedì 14 luglio 2008, 02:16:09 | TrinakriaVai all'articolo completo
JIDDU KRISHNAMURTILA PAURA DI ESSERE NIENTE. Esplorando alcuni pensieri di JIDDU KRISHNAMURTI, filosofo e maestro spirituale indiano, ho trovato qualcosa di collegabile a quanto già affermato nel post intitolato “Freedom”. Se riflettiamo sulla DIPENDENZA scopriamo che essa nasce dalla paura di essere niente! Abbiamo tutti bisogno di una sicurezza psicologica, cioè di dipendere da qualcosa che appaia come indistruttibile/perfetto. Questa cosa è un’invenzione del pensiero e – quindi – ci attacchiamo a un’illusione per la quale siamo pronti a sacrifici estremi. Ci lasciamo trascinare da esperienze illogiche e assurde solo per il desiderio emotivo di fare affidamento a qualcosa/qualcuno. Si esce da questa strumentalizzazione del pensiero solo quando la nostra intelligenza riconosce e rimuove queste illusioni false e insostanziali. L’unica salvezza/sicurezza è la nostra intelligenza che può depurarci da tali pericolose illusioni, siano esse una fede, un'ideologia, un sentimento, un impulso, una passione, una professione, una certezza... L'intelligenza unita alla compassione e all'amore diventano un vero portento.

BE WRONG

domenica 13 luglio 2008, 13:56:07 | TrinakriaVai all'articolo completo
RIFLESSIONELa mia è un'autocritica. Spesso il non riuscire ad ottenere risultati sperati ci crea molto disagio.
Impegnarsi tanto e non raggiungere un obiettivo o sbagliare è senza dubbio difficile da sopportare.
Il più delle volte - di fronte ad un errore - siamo molto critici verso noi stessi. Ci sentiamo frustrati e incapaci; l’autostima crolla a picco e lo stress si accumula ancora di più.
Un modo diverso di vedere le cose può aiutarci a vivere con più serenità la situazione.
Di fronte ad un errore è molto importante fermarsi a riflettere a lungo su se stessi e rendersi conto che ad essere “sbagliati” non siamo
noi, ma i nostri comportamenti.
Sui comportamenti si può agire; si possono cambiare pensieri ed azioni poco funzionali al raggiungimento di qualsiasi obiettivo, ma occorre
volerlo davvero. Molto spesso, di fronte a comportamenti ed errori reiterati nel tempo, si finisce per convincersi di essere sbagliati. Ci si abbatte, si rinuncia a lottare e ci si rassegna al fallimento.
E’ molto importante comprendere che il nostro valore prescinde dai risultati che otteniamo.
Non esistono fallimenti, ma risultati “diversi”.
Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’ entusiasmo (Winston Churchill
I risultati e gli obiettivi si raggiungono attraverso una serie di specifiche azioni.
Occorre lavorare sulle strategie, essere preparati, aumentare competenze e capacità; correggere i propri comportamenti fin quando non si trovano quelli più adatti. Si può imparare, si può cambiare; sempre ed a qualsiasi età.
Ma per avere un vero cambiamento per utilizzare a pieno il proprio potenziale occorre una grande motivazione; occorre lavorare su se stessi, studiare,
imparare qualcosa da tutte le persone che si incontrano.
Niente e nessuno potrà mai darci la certezza di raggiungere ciò che desideriamo, ma, quando un obiettivo è per noi veramente importante, vale sempre la pena di tentare se esiste anche una sola possibilità di poter riuscire.
E’ solo cambiando i nostri comportamenti che possiamo cambiare i nostri risultati.
E l’atteggiamento mentale ha una grande importanza in questo processo.
Io credo in me stesso, anche se ora non riesco a guardare nella direzione dei miei sogni.
Un uomo sbaglia. Un grande uomo è colui che ammette di aver sbagliato. Un uomo deve poter sbagliare. Non commette errori soltanto chi ha lasciato questo mondo. Non importa quante volte cadiamo, ma quanto in fretta impariamo a rialzarci, migliorando gradualmente, passo dopo passo.
Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti. (Thomas Edison )
Di fronte ad un tentativo non riuscito è normale un momento di sconforto. Occorre allenarsi a spostare quanto prima i nostri pensieri nella direzione più funzionale e non stare lì a piangersi addosso, ad autoflaggellarsi o arrendersi al fallimento e rinunciare ai propri sogni.
Occorre cambiare il nostro stato d’animo e darci nuovo slancio, aprire nuove risorse, tirare fuori il meglio di noi stessi, focalizzare le nostre energie nella direzione dei nostri obiettivi. Vivere meglio è un NOSTRO diritto, ma lavorare per farlo, è un MIO dovere.
Osa, senza aver paura di sbagliare. Perché come dice John Marks Templeton Chi sbaglia di rado, di rado scopre qualcosa”.

ANGEL

sabato 12 luglio 2008, 16:26:26 | TrinakriaVai all'articolo completo

Sarah McLachlan. Il suo album che finora ha venduto di più è Surfacing (1997), grazie al quale ha vinto quattro Juno Awards e tre Grammy Awards.  Contiene uno dei suoi più grandi successi: “Angel”.

C’è sempre un motivo
di non sentirsi bene

vola via da qui
e dall’infinità che tu temi
sei trascinato/a dalle macerie
del tuo silenzioso fantasticare

e ovunque ti volti
ci sono avvoltoi e ladri alle tue spalle

non fa differenza
scappare un’ultima volta
è più facile credere in questa dolce pazzia oh
questa gloriosa tristezza che mi mette in ginocchio…

NORTHERN LAD

venerdì 11 luglio 2008, 02:05:49 | TrinakriaVai all'articolo completo



Tratta dal quarto album (il migliore, a mio giudizio) della cantautrice americana TORI AMOS, pubblicato nel '98. Questa dolente ballata è un capolavoro, piano e voce registrati superbamente. Vera e propria gemma di intensità interpretativa e di qualità musicale.

Ragazze dovete sapere
quando è tempo di voltare pagina
quando tu sei solo bagnata
a causa della pioggia (perchè piove)
tu sai che è tempo di cambiare...

TRACK DOWN

lunedì 7 luglio 2008, 00:43:41 | TrinakriaVai all'articolo completo
DETECTIVEMi convocò la titolare di una delle agenzie investigative più importanti della mia città con la quale collaboravo all’epoca dei fatti. Il caso sembrava complesso. Si trattava di rintracciare un marito che aveva fatto perdere le tracce di sé, probabilmente esausto del rapporto con il coniuge. Il sospetto era che il soggetto si fosse trasferito all’estero per ragioni di lavoro, oltre che di incompatibilità con il menage familiare. La cliente, cioè la moglie, aveva consegnato una memoria scritta nella quale aveva appuntato scrupolosamente ogni visita ed ogni chiamata del marito che si erano – nel tempo – diradate, fino alla sua scomparsa. Non sapeva più neppure per conto di quale compagnia lavorasse l’uomo in fuga. Non nascosi alla titolare che il rintraccio mi sembrava improbo, visti gli elementi scarni a nostra disposizione. Insistette perché me ne occupassi. Raccattai i pochi dati a nostra disposizione e cominciai a riflettere. La mattina seguente raccolsi tutta la mia esperienza e mi misi al lavoro. Con successo. Il giorno stesso chiamai sul cellulare la titolare (cosa inconsueta) e gli dissi: “Buon giorno, scusi il disturbo, ho bisogno di parlarle con urgenza. L’ho trovato!”. Lei replicò disorientata: “Chi hai trovato?!!”. Le ricordai che il giorno prima mi aveva assegnato un’indagine. Incredula mi convocò in ufficio. Appena entrato mi fece sedere e guardandomi con un’espressione tra il compiaciuto  e lo scettico mi disse di sputare il rospo.  Le consegnai un report. Lo lesse con attenzione e meraviglia. Ogni tanto interrompeva la lettura, alzava gli occhi e mi guardava con aria ammirata e sorpresa. La mia relazione spiegava dove si trovava esattamente il soggetto, cioè in viaggio, in quale albergo avrebbe soggiornato nel Sud d'Italia e per quanto tempo vi sarebbe rimasto, l’auto a noleggio ed il relativo numero di targa con il quale si stava spostando, l’imminente trasferta all’estero (Russia) alla quale si preparava e per conto di quale holding londinese stava lavorando! Sottolineavo – inoltre – la sua reticenza a voler rientrare in Italia in futuro, nonché il suo desiderio di formalizzare la separazione dal coniuge a causa di una fresca relazione con una donna straniera. I dettagli non lasciavano dubbi. La titolare mi chiese: “Lo so che non mi risponderai…  Ma come hai fatto?!”. Le sorrisi. Mi fece i complimenti. Chiamò la segretaria. Disse di prendere un milione di vecchie lire dalla cassaforte e di consegnarmelo per l’ottimo lavoro svolto. Credo sia stato l’incarico meglio remunerato in proporzione al tempo ed alle spese sostenute dallo scrivente.  Anche perché mi costò due telefonate di numero e circa mezz’ora di conversazione... Ingegno e fantasia. Ancora oggi si mormora che di "informatori" così valenti in quelle agenzie investigative ne conobbero solo uno. Mio padre. Buon'anima... E ne sono orgoglioso.

DAYDREAMS

lunedì 7 luglio 2008, 00:11:45 | TrinakriaVai all'articolo completo
SOGNII ricordi si affollano in un turbinio di emozioni confuse mischiate alle note di  The Blower's Daughter” che aumentano la mia malinconia. Sono in terrazza. Il mio rifugio estivo.  Lo sguardo fisso e incantato al cielo limpido mentre si prepara l’imbrunire. La temperatura è piacevole. Mi godo la frescura, ma non vorrei essere solo. E neppure triste. E sogno ad occhi aperti.

Torna a bussare quel nodo in gola. Credevo d’averlo soggiogato, eluso, combattuto… Trattengo le lacrime a fatica. “Non posso levarti gli occhi da dosso” canta con voce struggente Damien Rice. Ed oggi l’ho nuovamente fatto aprendo quella cartella e ri-guardando le sue foto. Il suo incantevole sorriso.

Il tempo ha lenito solo in parte il mio dolore e non ho ancora la serenità per colorare di vita questo blog sempre un po' sottotono e chiedo a chi mi legge di comprendere e di tollerare.

Se n'è andata, lasciandomi solo. Mi torna inevitabilmente in mente la trama del film “Closer” che mette in luce la vacuità dei legami e la debolezza (in particolare maschile) nel saperli gestire.

Vorrei che qualcuno fosse capace di ripulire le brutture lasciate dagli altri nella sua anima, comprese le mie, e non solo di rapinare il suo seducente corpo.

Nei miei occhi avviliti ora scendono quelle lacrime che non riesco più a trattenere. “Non posso smettere di pensarti” insiste il ritornello… Mi abbandono ad un pianto dirotto e inconsolabile…

La  gatta mi scruta confusa, sembra non ammettere. Neanche lei - che si sentiva amata - potrà più avere le sue carezze. Non riesco ancora a rassegnarmi.  Una leggera e piacevole brezza mi asciuga il viso dalle ultime lacrime. Gli schiamazzi dei ragazzi che giocano nei giardini, nonostante la distanza e i sette piani che ci separano, mi riportano alla realtà.

Vorrei identificarmi con il cinismo della società odierna – penso –  nella ricerca ossessionante delle emozioni e dell'innamorarsi, per perdermi nella illusione di costruire una solidità nei rapporti. L'amore è fatto di attimi. L'inizio e la fine. Tutto il resto è routine. Alcune scene del film lo rappresentano.

Il sole è tramontato lasciando il posto ad un suggestivo cielo stellato. Una domenica soleggiata mi attende. Insieme alla mia infelice  e meritata solitudine. “Fino a quando non troverò qualcun altro…” . Conclude il testo della canzone. Sorseggio un Anthìlia - piacevolissimo al mio palato - che  mi lascia il sentore dei profumi tipici della “mia” terra e la voglia di andare via, la cui etichetta è il volto di una donna - misterioso e sfuggente - che quasi mi invita a cominciare un’altro sogno ad occhi aperti…



"Losing My Religion" - interpretata da Tori Amos - rappresenta alla perfezione il mio attuale stato d'animo e la dedico alla tua motivata assenza (nei commenti troverete la traduzione):

INDIFFERENCE

domenica 6 luglio 2008, 16:24:00 | TrinakriaVai all'articolo completo
SILENZIOIndifferenza, apatia, disinteresse, distacco, freddezza, insensibilità, noncuranza. Chiamatela in modi diversi, ma è quella che detesto e mi fa più male.
Cos’e’ l’indifferenza?
Non è certo la mancanza di reazione/emozione alle notizie drammatiche, anche se le notizie più atroci ci pervadono calate nella nebbia dell’indifferenza più squallida. No! L’indifferenza è ben altro!
E’ qualcosa di più sottile. L’indifferenza subentra DOPO, dopo l’indignazione, dopo lo sconcerto, dopo il giudizio morale che con determinazione e molta sicurezza siamo ogni volta capaci di dare.
L’indifferenza è l’incapacità di trasformare il nostro piccolo mondo, fatto di noi, della nostra famiglia, l’incapacità di lasciare aperta la porta.
L’indifferenza è “pretendere” che determinate cose non accadano MAI a noi.
L’indifferenza è l’ignoranza profonda che abbiamo su molti fenomeni, o per meglio dire è l’essere consapevole di questa nostra ignoranza, e non fare nulla per saperne di più, per cercare strumenti che ci permetterebbero di capire e di prenderci finalmente così la responsabilità scomoda di difendere certi principi, senza più demandare alla fortuna, senza più sperare soltanto che a NOI non accada mai un determinato fatto/disgrazia. Per l’indifferenza si può morire. L’indifferenza uccide più del tumore, degli incidenti aerei e stradali. L’indifferenza è il male del nostro secolo, la condanna insanabile della nostra anima. L’indifferenza nasce dall’ombra, dagli angoli più scuri e umidi dell’uomo e del suo malessere, fino alla fine.
Il celebre, geniale e coraggioso Alberto Moravia scrisse il suo primo romanzo, “Gli Indifferenti, quando non aveva ancora compiuto diciott’anni. Tutta l’opera del Moravia è un grido contro l’ingiustizia e non solo quella dei suoi tempi.
Nel mondo il male non è indifferente, matura nell’ombra. L’indifferenza opera nella storia, anche se passivamente, ma opera.
Chi è l’indifferente? È chi s’irrita, ma vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che fosse chiaro che lui non ha voluto, che lui non è responsabile.
Giustifica la propria assenza parlando di fallimenti “ideali”, di presenze “scomode” e di altre simili “piacevolezze”. L’indifferente ha una visione corta, e non è capace di prospettare soluzioni e alternative. L’indifferente è spinto da un contributo alla vita collettiva che non è animato da nessuna luce morale.
I mio è un’ invito alla partecipazione e a schierarsi! Qualcuno diceva che “vivere vuol dire essere partigiani”, cioè, prendere posizione, combattere. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.

GRATITUDE

venerdì 4 luglio 2008, 02:02:59 | TrinakriaVai all'articolo completo
RICONOSCENZAIl blog, rispetto ad un diario classico, possiede qualcosa in più, cioè da’ la possibilità di interagire con una miriade di lettori (anonimi o meno) che attraverso i loro commenti o le loro provocazioni stimolano riflessioni che altrimenti non scaturirebbero mai. Oltre a ciò, il blog permette anche di confrontarsi, in tempo reale, con altre persone che espongono i loro pensieri in libertà, creando di fatto una specie di “laboratorio” globale in cui si fa terapia di gruppo.
Ma credo anche che ogni interazione con certi autori di blog sia tempo inutilmente perso. Sia per me che per loro. Per una ragione semplice. A loro piace monologare... Ed è evidente che non hanno alcun interesse ad avere interlocutori effettivi. Individui che ritengono le proprie opinioni o i propri interessi più importanti di quelli altrui, veri e propri soggetti egocentrici.
In contrapposizione a costoro, per fortuna, ho conosciuto idee, opinioni e giudizi significativamente utili, persone che hanno condiviso virtualmente preoccupazioni e inquietudini simili alle mie e mi hanno incoraggiato e sostenuto attraverso il loro affetto e la loro solidarietà. E mi sono trovato a patire le loro sofferenze. Come fossero amici. Anzi, ritengo lo siano.

POINT OUT

venerdì 4 luglio 2008, 00:59:06 | TrinakriaVai all'articolo completo
Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi
[...]
La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti
[...]
C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata
[...]
E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.

(Milan Kundera)

SEX

mercoledì 2 luglio 2008, 03:07:25 | TrinakriaVai all'articolo completo
SESSOHo fatto sesso. Dopo due mesi di astinenza voluta. Forse dovuta. Vivo la fine di una relazione d’amore come un lutto. Reinvestire le proprie emozioni su nuovi soggetti praticando il sesso non